Caso Cucchi, uno dei carabinieri confessa e accusa gli altri quattro: "Calci e pugni in caserma"

Alessandra Lemme

Calci e schiaffi in "un'azione combinata" la notte del suo arresto. La ricostruzione di quella terribile scena avvenuta la notte del 15 ottobre 2009 nella caserma dei carabinieri, nel quartiere Casilino di Roma, che ha segnato il destino di Stefano Cucchi la fa uno dei militari imputati per la morte del giovane.

Il colpo di scena, nel processo davanti alla prima Corte d'Assise, arriva quando il pm Giovanni Musarò rivela che Francesco Tedesco, uno dei cinque carabinieri alla sbarra, ha sporto denuncia e accusa, con una serie di dichiarazioni rese nel corso di tre interrogatori tra luglio e ottobre, i quattro coimputati.

La notte dell'arresto, "Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto - dice Tedesco come riportato nel verbale dell'interrogatorio reso il 18 luglio scorso -. Allora D'Alessandro diede un forte calcio a Cucchi con la punta del piede all'altezza dell'ano. Nel frattempo io mi ero alzato e avevo detto: 'Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete'. Ma Di Bernardo proseguì nell'azione spingendo con violenza Cucchi e provocandone una caduta in terra sul bacino, poi sbattè anche la testa".

Secondo la ricostruzione di Tedesco il maresciallo Roberto Mandolini sapeva fin dall'inizio quanto accaduto e lo invitò a mentire davanti agli inquirenti, mentre Vincenzo Nicolardi, altro carabiniere imputato, quando testimoniò nel primo processo, contro la polizia penitenziaria, mentì perché sapeva tutto del pestaggio avvenuto nella caserma.

Dalle deposizioni di Tedesco emerge anche il dettaglio della sparizione di una nota di servizio da lui redatta il giorno della morte di Cucchi e inviata alla stazione Appia dei carabinieri. Il documento "assolutamente importante per la ricostruzione dei fatti - sottolinea il pm in udienza - è stato sottratto".

Le rivelazioni di Tedesco arrivano a nove anni dalla morte del giovane durante i quali sette processi ancora non hanno stabilito responsabilità certe su quanto accaduto.

"È uno degli stessi imputati a raccontare il massacro di Stefano e le coperture di quel massacro. Finalmente la verità entra nell'aula di giustizia", commenta la sorella della vittima, Ilaria, che aggiunge: "Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo, e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi".

Passa qualche ora e arriva il commento del ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Caso Cucchi, sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l'eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell'ordine". La sorella di Stefano risponde di sì all'invito.

Sono cinque i militari alla sbarra nel processo nato dall'inchiesta bis sulla morte di Cucchi: Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Francesco Tedesco, rispondono di omicidio preterintenzionale. Tedesco risponde anche di falso nella compilazione del verbale di arresto di Cucchi e calunnia insieme al maresciallo Roberto Mandolini, all'epoca dei fatti a capo della stazione Appia, dove venne eseguito l'arresto. Vincenzo Nicolardi, anche lui carabiniere, è accusato di calunnia con gli altri due, nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che vennero accusati nel corso della prima inchiesta sul caso.

Mentre va avanti il processo, una nuova indagine vede al centro le presunte bugie dette sulla vicenda da alcuni esponenti dell'Arma davanti ai giudici e la catena di pressioni che portò a quelle falsità. Nel fascicolo si ipotizza il reato di falso ideologico e sono iscritti diversi militari tra cui Francesco Di Sano che in aula ammise di esser stato invitato a ritoccare il verbale redatto nel 2009, poco dopo la morte di Stefano Cucchi.

Di Sano scrisse, dopo un 'invito' arrivato dai suoi superiori a modificare il documento, una seconda versione del rapporto dalla quale eliminò alcuni dettagli sullo stato si Cucchi: dal verbale sparì che, all'indomani dell'arresto, il giovane "faticava a camminare per dolori", tanto forti da dover "essere aiutato a salire le scale".