Caso Estermann, dopo 23 anni madre Cedric torna a chiedere riapertura indagini

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A 23 anni dal duplice omicidio del comandante delle guardie svizzere Alois Estermann e della moglie Gladys Meza Romero nella Città del Vaticano la madre di Cedric Tornay, accusato del delitto, torna a chiedere di poter avere accesso agli atti. “È la prima volta in 23 anni – riferiscono all’Adnkronos Laura Sgrò e Luc Brossollet, avvocati di Muguette Baudat, madre della giovane Guardia Svizzera Pontificia Cédric Tornay, accusato di avere ucciso il neo Comandante e la moglie prima di suicidarsi la sera del 4 maggio del 1998 – che il Segretario di Stato risponde a una richiesta della Signora Baudat, riconoscendone il desiderio che la anima di conoscere i particolari di questa vicenda così dolorosa”.

“Nonostante questo passo importante del Cardinale Parolin, che attribuisce finalmente a Cédric la sua dimensione di uomo, il Tribunale Vaticano continua a manifestare un atteggiamento contrario a ogni forma di diritto nonché di pietas cristiana nei confronti della Signora Baudat”. Infatti, dopo sedici mesi dalla sua richiesta, avvenuta nel dicembre del 2019 attraverso una istanza formale di accesso agli atti, “reitera nel negarle una risposta. Per quale motivo una madre non ha il diritto di conoscere le risultanze delle indagini che hanno bollato il figlio come un assassino? - sottolineano i due avvocati - A questa donna è stato negato il diritto di difesa. Questo è un fatto gravissimo e lo è ancora di più se consideriamo che questo sopruso viene posto in essere dal Tribunale dello Stato governato dal Santo Padre. Infine – aggiungono gli avvocati Sgrò e Brossollet – in questa giornata dolorosa, il pensiero della Signora Muguette Baudat va anche ai coniugi Estermann, ai loro familiari e alla Guardia Svizzera”.

La madre di Cedric Muguette Baudat, in occasione dell’anniversario, ha anche scritto una lettera aperta per chiedere giustizia. “Non ho mai avuto pretese che non fossero legittime e non credo di essere detentrice della verità. Ma l’inchiesta che ho condotto, tuttora in corso e arricchita da informazioni allucinanti, porta in un’altra direzione, anche se il Vaticano si rifiuta con ostinazione di prendere in considerazione gli elementi nuovamente acquisiti, in particolare quelli medico-legali e balistici relativi al corpo di mio figlio”, scrive la donna.