Caso Fadil: Sbai, 'verità ancora da accertare, occorre nuova perizia su corpo'

Caso Fadil: Sbai, 'verità ancora da accertare, occorre nuova perizia su corpo'

Milano, 4 feb. (Adnkronos) – "Il Tribunale di Roma ha confermato il mio diritto di critica verso l'operato dell'ex ambasciatore del Marocco in Italia ma per Imane Fadil giustizia deve essere ancora fatta". Lo afferma Souad Sbai, presidente dell'Associazione delle Donne Marocchine in Italia-Acmid, sul caso della modella marocchina Imane Fadil deceduta lo scorso primo marzo, dopo oltre un mese di agonia, a Milano. “Fadil sarebbe morta per una forma rara di aplasia midollare ma come ha potuto contrarre una simile malattia?", si domanda Sbai. "Nel sangue di Imane era stata riscontrata una quantità di metalli superiore alla media, mentre tracce di sostanze radioattive sono state rilevate nelle urine. Occorre una nuova perizia sul corpo che fornisca risposte soddisfacenti. L'inchiesta sulla morte di Fedil non può essere archiviata senza che la piena verità venga accertata".

Sbai aveva chiamato in causa l'ex ambasciatore del Marocco in Italia, Abouyoub Hassan, "per lo scarso interesse mostrato nel corso della vicenda, e quest’ultimo, non l’ambasciata, aveva sporto querela", ricorda in una nota, accusandola di aver diffamato lui e le istituzioni marocchine. "In quanto primo rappresentante della comunità marocchina in Italia, sarebbe stato suo dovere intervenire in segno di solidarietà e vicinanza, non dopo 17 giorni ma immediatamente”, ha ribadito la presidente di Acmid.

La difesa dagli avvocati Daniele Costi e Potito Flagella ha evidenziato "la pertinenza del caso Fadil con lo scopo dell'Associazione Acmid, che si occupa della tutela dei diritti delle donne marocchine in Italia. La critica compiuta era pertanto legittimamente finalizzata a svolgere attività di sensibilizzazione rispetto al decesso di una cittadina marocchina in territorio italiano”, spiega Sbai.