Caso Floyd, ex ministro Difesa Mattis attacca Trump: divide Usa

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Roma, 4 giu. (askanews) - Alla fine del 2018, James Mattis aveva l'asciato l'amministrazione Trump e la poltrona di Segretario alla Difesa per contrasti con il presidente sul ritiro delle truppe dal Medio Oriente. Oggi, nel pieno del caso George Floyd, l'ex generale pluridecorato a quattro stelle lancia un attacco senza precedenti contro l'inquilino della Casa Bianca, accusandolo di "militarizzare" Washington, di "abusare" dell'autorità esecutiva del suo ruolo, e peggio: "Donald Trump è il primo presidente che io ricordi che non cerca di unire il popolo americano; non finge nemmeno di provarci. Invece cerca di dividerci".

Mattis lo afferma in un lungo comunicato intitolato "L'unione fa la forza". Afferma fra l'altro "Siamo testimoni delle conseguenze di tre anni di questo sforzo deliberato, di tre anni senza una leadership matura. Possiamo unirci senza di lui, appoggiandoci alle forze inerenti nella nostra società civile".

Fra le cose che l'ex segretario alla Difesa rimprovera al presidente c'è la gestione delle proteste di piazza dopo la morte dell'afroamericano George Floyd, avvenuta il 25 maggio a Minneapolis durante un controllo di polizia; oggi i quattro agenti coinvolti sono stati incriminati per omicidio e complicità in omicidio; uno di loro ha schiacciato a terra il collo di Floyd con il ginocchio per oltre otto minuti.

Mattis condanna la "militarizzazione" avvenuta a Washington DC e la minaccia del presidente di usare l'esercito in altri Stati per sedare le proteste violente, così come l'insistenza presidenziale che l'esercito debba "dominare" le strade. Ancora: condanna l'attuale segretario alla Difesa Mark Esper per aver definito le strade e le città Usa come uno "spazio di battaglia". Lo stesso Esper peraltro oggi ha contraddetto Trump affermando che è impossibile dispiegare l'esercito in strada contro la popolazione.

E ancora, Mattis si scaglia contro "l'abuso di autorità esecutiva di cui siamo stati testimoni a Lafayette Square", riferendosi agli eventi di lunedì 1 giugno, quando i dimostranti sono stati rimossi con la forza dalla piazza della capitale, perchè Trump intendeva dirigersi a piedi a farsi fotografare presso la chiesa di Saint John che vi si trova.

Le parole dell'ex segretario alla Difesa si uniscono così a un coro contro il presidente e alle numerose voci, anche da parte conservatrice, come quella dell'ex presidente George W. Bush, che insistono sulla tragedia razziale che si è consumata, invece che sui disordini a margine di manifestazioni pacifiche.