Caso Guerrina, ossa ritrovate sono di un animale

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Caso Guerrina Piscaglia: cala la parola fine sulla vicenda delle ossa ritrovate nella grotta della Tabussa a Badia Tedalda (Arezzo). "I resti non sono di un essere umano, ma di un animale: un grosso mammifero". Questa in sintesi la risposta del Ris di Roma (Reparto investigazioni scientifiche) dei Carabinieri, al quale la scorsa settimana erano stati consegnati pezzi di scheletro rinvenuti da un gruppo di escursionisti nella caverna. Lo riferisce il "Corriere di Arezzo". 

Per la vicinanza con i luoghi della sparizione di Piscaglia, i carabinieri della stazione di Badia Tedalda e della compagnia di Sansepolcro avevano avviato un doveroso accertamento: attività coordinata dal pm Marco Dioni, il magistrato della procura di Arezzo che ha condotto le indagini sulla donna scomparsa il primo maggio 2014.  

Per la fine di Guerrina Piscaglia è stato condannato in via definitiva a 25 anni di reclusione padre Gratien Alabi, congolese, che avrebbe eliminato la donna in circostanze ignote facendone sparire il corpo. E proprio l'assenza dei resti di Guerrina è il tormento dei familiari, che sperano un giorno o l'altro di poter avere una tomba sulla quale portare un fiore. Era stato il "Corriere di Arezzo" a dare notizia del ritrovamento delle ossa nella grotta posta sotto sequestro. Il fatto aveva riacceso la speranza della famiglia della donna scomparsa 6 anni fa. 

Le ossa furono prelevate dalla parete della grotta a affidate ai laboratori del Ris. Dalle misurazioni dei resti e dalle analisi è emerso che non si tratta di resti di un uomo o di una donna, ma di un animale.  

Le famiglie Piscaglia e Alessandrini continuano a sperare. Convinti che dovrebbe essere padre Graziano, in carcere a Rebibbia, a indicare il luogo dove fu nascosto il corpo della loro congiunta.