Caso Moro: giornalista Kraatz querela membro commissione Grassi, 'non aiutai Br'

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La giornalista Birgit Kraatz querela per diffamazione l’ex membro della commissione Moro 2 Gero Grassi, contestandogli di aver sostenuto, tra l'altro nel libro scritto sul caso Moro, che lei appartenesse al gruppo eversivo tedesco 2 giugno, identificandola come fiancheggiatrice delle Brigate Rosse durante il sequestro del leader Dc e membro della Raf.

Nella denuncia, presentata alla procura di Grosseto, la Kraatz, dopo aver ricordato di essere stata per trent’anni corrispondente in Italia di importanti testate tedesche come Die Weltwoche o la tv di Stato Zdf, e di essere stata a capo della redazione romana prima di Stern e poi di Der Spiegel, contesta all'ex parlamentare del Pd di aver sostenuto in più occasioni la sua appartenenza al "gruppo eversivo tedesco denominato 2 giugno, noto specialmente in Germania per avere compiuto negli anni 70 atti di terrorismo, insinuando che nel 1978, allorquando abitavo in Via Massimi 91 Roma avrei potuto fiancheggiare l’attività delle Brigate Rosse durante la prigionia dell’onorevole Aldo Moro".

Un'affermazione, prosegue la Kraatz, "poi pubblicata con ampio risalto" da Grassi nel suo libro "Aldo Moro la verità negata", nel quale tra l'altro si afferma che dalle finestre della casa della Kraatz in via dei Massimi "Franco Piperno avrebbe osservato i movimenti di Moro e della sua scorta". Inoltre, scrive sempre la giornalista, da Grassi "sono stata descritta come membro della Raf (organizzazione terroristica analoga alle Brigate rosse) avente ruolo di probabile appoggio logistico nelle vicende relative al tragico sequestro".

La Kraatz, dopo aver precisato di aver avuto una figlia nel 1974 con Lucio Magri, spiega che "all’epoca dei fatti non avevo alcun rapporto sentimentale con il prof. Franco Piperno, che avevo invece conosciuto anni prima durante una intervista", precisando che "in Via Massimi 91 ho sempre abitato da sola con mia figlia Jessica, all’epoca di 4 anni, e la governante". E sottolinea come sia "fin troppo ovvia, pertanto, la inverosimiglianza di un eventuale mio coinvolgimento logistico nelle vicende descritte che, se vero, mi sarebbe stato peraltro fermamente contestato dalla Autorità Giudiziaria".

La giornalista racconta inoltre come nel febbraio 2018, nell'imminenza del deposito della relazione da parte della Commissione Moro 2 presieduta da Beppe Fioroni, fosse venuta a sapere che nella relazione in questione "stavano per essere diffuse errate e congetturali notizie circa miei presunti trascorsi nel terrorismo tedesco".

"Molto turbata per essere stata tacciata come complice o fiancheggiatrice delle Br", spiega, "mi affrettavo ad inviare al suddetto Organo due consecutive smentite senza mai ricevere risposta".

Per dare maggior forza alla sua richiesta di rettifica Birgit Kraatz spiega di aver ottenuto e trasmesso alla Commissione, "affinché ne tenesse conto, attestazione della più alta pubblica autorità tedesca Bundeskriminala (BKA) la quale escludeva che avessi mai avuto simili ruoli, o anche di contiguità ai detti gruppi": Kraatz, si legge nel documento, riportato nella querela, “non ha mai avuto alcun contatto o altro legame col gruppo 2 Giugno che vadano aldilà dell’attinenza del lavoro giornalistico allora svolto sull’argomento di sinistra in Germania e in Italia”.

Il documento, prosegue la giornalista, è stato "acquisito agli atti della commissione", tanto che nel libro di Fioroni di lì a poco pubblicato sul caso Moro "nessun ulteriore riferimento veniva ulteriormente fatto ad una mia presunta appartenenza alla citata organizzazione terroristica".

Il che, a parere della Kraatz, fa presumere che Grassi, "in quanto attivo componente della citata Commissione sul rapimento Moro", fosse "a conoscenza del documento rilasciato dalla Bundeskriminalamt" e dunque che "laddove nel libro 'Aldo Moro: la verità negata' nonché nell’articolo pubblicato su internet il 5.3.2020 egli ha affermato - nonostante la mia ormai pacifica e documentata estraneità a simili congetture - che avrei preso parte di un gruppo di terroristi, mi ha diffamato in quanto volutamente ignorando il documento ha sparso dichiarazioni manifestamente e documentalmente false e gravemente lesive dell’onore, della reputazione e della mia dignità".

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