Caso Regeni, Farnesina: "Mai smesso di cercare la verità"

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"Impegno del ministero degli Esteri per contribuire al meglio alla ricerca della verità". Così la segretaria generale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Elisabetta Belloni, ascoltata in audizione davanti alla Commissione di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. "Non desisteremo - ha detto Belloni - il nostro lavoro spesso si svolge in silenzio ma vi assicuro che non abbiamo mai smesso di porre la questione e la priorità anche nei rapporti con l’Egitto". 

Belloni ha espresso "vicinanza ai genitori e agli amici di Giulio e comprensione per il loro dolore. Leggere i rapporti e svolgere seriamente la nostra azione diplomatica - ha sottolineato - comporta in ogni istante la presa di coscienza e la consapevolezza della gravità di quanto successo a Giulio, ma anche la consapevolezza della drammaticità di questa vicenda dai risvolti ancora misteriosi e incomprensibili". 

"Come Farnesina tutta e l’ambasciata al Cairo continueremo ad impegnarci: noi non demorderemo affinché da parte delle autorità del Cairo sia chiarito ogni aspetto di questo barbaro assassinio" ha scandito in audizione. "La domanda che mi ossessiona è il perché", ha continuato riguardo ai motivi dell’uccisione di Giulio. 

Rispondendo a una domanda sui rapporti tra Italia e Egitto dopo la sparizione e l’uccisione di Giulio, la segretaria generale ha spiegato che "la qualità delle relazioni è profondamente cambiata dopo il caso Regeni". "L’Egitto prima era un partner fondamentale dal punto di vista economico, con rapporti storici e costruiti nel corso degli anni con investimenti", ha continuato Belloni. Dopo il caso Regeni, ha osservato, "è venuta meno la fiducia dell’Italia nei confronti di questo Paese. Una fiducia che all’inizio ci induceva a ritenere che fosse possibile agire rapidamente, ci aspettavamo una collaborazione fattiva". Invece è "venuta meno la collaborazione, il sostegno reciproco nella collaborazione, i rapporti economici, la capacità di dialogare per trovare azioni comuni in campo internazionale come sulla Libia", ha osservato la rappresentante della Farnesina. Le relazioni non sono "più franche e dirette". 

In audizione Belloni ha parlato anche del caso di Zaky, che "è un’altra fonte di enorme preoccupazione. Mi domando perché e cosa ha fatto di così drammatico e perché queste reazioni così forti da parte egiziana". La segretaria generale ha ripercorso anche le azioni messe in campo a livello diplomatico.