Caso Siri, Arata: "Politici come banche, paghi e li usi"

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"In questi ultimi mesi di violenti attacchi alla mia reputazione sono sempre stato in silenzio, per rispetto del lavoro della magistratura, come mi ha esortato il mio difensore, l'avvocato Fabio Pinelli, e perché ero fiducioso che la verità potesse emergere nella fase delle indagini a mio carico per una vicenda nella quale non ho alcuna responsabilità, se non quella di aver regolarmente svolto il mio lavoro di parlamentare proponendo un emendamento chiestomi formalmente dal Consorzio dei produttori di Mini Elolico''. Lo sottolinea in una lettera pubblicata su 'La Stampa' Armando Siri, l'ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture indagato per corruzione. Siri assicura di non aver mai agito per conto di Paolo Arata: ''Non ho idea di cosa passasse per la testa di Paolo Arata o quali fossero le sue intenzioni. Non sapevo nulla dei suoi affari, delle sue attività professionali o delle sue discutibili frequentazioni''.

di Daniele Dell'Aglio "Un po' i politici li conosciamo ma i politici sono come le banche, li  devi usare! E ogni volta che li usi, paghi, basta! Non è che c'è l'amico politico, non c'è l'amicizia in politica". Così parlava lo scorso 20 settembre Paolo Arata, ex parlamentare di Forza Italia e consulente della Lega, indagato dalla Procura di Roma per corruzione, in un colloquio con un imprenditore contenuto nell'informativa della Dia di Trapani. "Nei giorni precedenti alla formazione dell'attuale governo" si legge nell'informativa, "Paolo Arata si prodigava, su richiesta esplicita di Armando Siri, affinché quest'ultimo ottenesse un importante incarico". "Una prima acquisizione in tal senso si otteneva il 17 maggio del 2018 grazie a una conversazione tra Paolo Arata e il figlio Francesco, intercettata a bordo dell'auto. Nello specifico - si legge - Arata dice al figlio di avere 'sponsorizzato', tramite Gianni Letta, Siri a Silvio Berlusconi che lo aveva addirittura chiamato". Nel colloquio, si legge nell'informativa, l'imprenditore afferma: "Pensa un po' che Armando - dice al figlio - l'ho fatto chiamare io da Berlusconi... non c'era riuscito... devo dire che Letta è sempre un amico... sono andato lì... gliel'ho detto... dico chiama... chiama Armando... perché Armando... dice... sai se non mi sostiene Berlusconi". Nell'informativa, inoltre, si legge che, "a dire dell'Arata, Gianni Letta si sarebbe anche adoperato per 'intervenire' (non si sa in che termini) su Giancarlo Giorgetti in favore del figlio Federico Arata" scrivono gli investigatori. 

"Ieri sera c'è stato Armando da noi, Di Maio vuole andare alle Attività Produttive" ha detto Arata, parlando con il figlio Francesco il 23 maggio dello scorso anno, sempre secondo quanto compare nell'informativa della Dia di Trapani. "Che palle, sicuro ci va?" chiede Francesco. "E ci va sicuro, l'ha chiesto lui! Allora - aggiunge Arata - Salvini non sa dove mettere Armando (Siri, ndr), poi io gli ho detto che deve fare il viceministro con la delega dell'Energia e lui lo ha chiesto a Salvini e Salvini ha chiamato anche casa nostra ieri".  

Parlando con il figlio Francesco, Paolo Arata "raccontava di aver discusso direttamente con Salvini di un eventuale incarico di Armando Siri, come sottosegretario con delega all'Energia". E "al riguardo - spiegano però gli investigatori - va detto che questa Dia non ha registrato interlocuzioni telefoniche tra Arata e Salvini". 

L'ex parlamentare azzurro, si legge sempre nell'informativa, chiese e ottenne grazie all'ex sottosegretario leghista Armando Siri "che nel contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle si parlasse di biometano, onde poter utilizzare tale argomento a proprio favore". Fra le mosse di Arata per sponsorizzare Siri nella formazione del governo, si legge nei documenti della Dia, c'è anche l'aiuto chiesto al cardinale statunitense Raymond Leo Burke, "importante esponente della Chiesa Cattolica", vicino a "Steve Bannon, giornalista e politico statunitense, già capo stratega del presidente Usa Donald Trump dal 20 gennaio al 18 agosto 2017". Secondo gli inquirenti, Arata auspicava in particolare un intervento dell'alto prelato direttamente sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti in favore di Siri. Nella stessa conversazione, Arata chiede al cardinale di intervenire anche in favore del figlio Federico, per fargli ricoprire l'incarico di viceministro al ministero degli Esteri. "Federico mi ha chiamato adesso da Dubai () di ricordarle se può fare quel famoso intervento su Giorgetti dagli Stati Uniti, ecco mi ricorda, ma lei non ha bisogno di essere ricordato" dice Arata. "Sì, sì, quando è il momento giusto sono pronto quando lei mi dice lo invierò subito a (inc)" replica Burke. "Ecco invece dagli Stati Uniti riesce, mi diceva Federico a far arrivare qualche messaggio perché se lui Federico andasse agli Esteri, come viceministro sarebbe una cosa importante per tutti () è deciso anche per gli Stati Uniti perché avendo un buon rapporto e - sottolinea Arata - perché rischia di andare agli Esteri Di Maio e ora capisce e allora gli mettiamo a fianco Federico che è una bella garanzia, ecco per tutti".  

In un altro passo dell'informativa, Arata diceva: "Ci mettiamo mano al 100% al decreto sulle rinnovabili, l'ho fatto bloccare". In una conversazione del 17 maggio 2018 tra Paolo Arata e il figlio Francesco, riportata nell'informativa della Dia trapanese, l'imprenditore indagato per corruzione, "forte della provata disponibilità di Armando Siri, che gli aveva consentito di bloccare il cosiddetto 'Decreto Calenda' e fiducioso nel fatto che lo stesso senatore avrebbe a breve ricoperto un rilevante incarico di governo, diceva al figlio che grazie a Siri, appunto, avrebbero avuto la possibilità di far inserire nel prossimo decreto sulle rinnovabili norme di favore rispetto ai loro investimenti siciliani in quel settore come detto condivisi con il noto Vito Nicastri".   

"Ci mettiamo mano al 100% al decreto sulle rinnovabili, l'ho fatto bloccare. Quindi dobbiamo lavorarci un po' bene anche sul fotovoltaico. Datemi qualche idea di cosa volete che venga messo dentro - diceva Paolo Arata al figlio -. Lui (Vito Nicastri, ndr) se la studia e ci facciamo mettere le cose che ci interessano a noi". E "facciamo mettere quello che vogliamo - prosegue -. Facciamo a provare subito nel giro di un mese e lo mandiamo via". 

Arata, padre e figlio, tentarono anche di arrivare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per sponsorizzare Siri con un incarico nel governo. E per farlo provarono a utilizzare come contatto l'ambasciatore americano. Ma il tentativo fallì, nessun messaggero contattò mai il Quirinale, si legge ancora nell'informativa Dia. "Nella serata del 17 maggio 2018, Federico Arata chiama il padre Paolo dicendogli senza mezzi termini - scrivono gli investigatori - che Armando Siri lo aveva chiamato poco prima chiedendogli di contattare l'ambasciatore americano in Italia (verosimilmente Lewis Micheal Eisenberg) affinché costui intervenisse sul presidente Mattarella per 'sponsorizzarlo' per un incarico governativo, poi aggiungeva che aveva provato a chiedere a cardinale Raymond Leo Burke di avvicinare il suddetto ambasciatore, senza ottenere l'effetto sperato, atteso che il cardinale gli aveva riferito di non avere rapporti con quel diplomatico".  

"Papà - dice Federico al padre - Armando che mi ha chiamato poco fa... mi ha detto se potevo fargli arrivare qualche sponsorizzazione dall'ambasciatore americano che a quanto pare... boh... si sente con il presidente Mattarella e allora papà... omissis... il cardinale non lo conosce questo ambasciatore e l'ambasciatrice quell'altra sta in America quindi mi ha l'ho chiamato ma mi ha detto che è era difficile che poteva anzi è difficile non potrei avere anzi un effetto contrario e comunque non lo conosce e quindi". Padre e figlio quindi, si legge, dal momento che non riuscivano ad avere un collegamento "con l'ambasciatore tramite il cardinale, concordavano di provare ad agevolare comunque sia Siri cercando di raggiungere l'ambasciatore tramite Steve Bannon (ex consulente di Donald Trump, ndr). "Poi ho scritto - dice Federico - poi... visto che tutto il giorno come al solito che mi sento un quell'altro... ha detto... poi dopo gli ho scritto... a quest'altro qua  e lui è amico dell'ambasciatore". E ancora: "Cioè Bannon dici stai parlando giusto? - chiede il padre - Sì, sì perché Armando è un amico".  

Ma è su incentivi sul mini-eolico e ostruzionismo del M5S che vertono molte conversazioni fra gli Arata e i Nicastri. "Ieri sera è venuto da me a cena Siri - riferisce Paolo Arata a Manlio Nicastri - l'incentivo, dissi che non c'è un provvedimento a cui agganciare" e "non è che lo possiamo mettere così; in due son passati, uno non c'è passato per colpa dei Cinque Stelle, adesso siamo molto più forti quindi ce lo fanno passare, non è questo il problema". 

"Questo emendamento - si legge - doveva rientrare nel nuovo decreto, questo delle rinnovabili" interviene Nicastri. "Lì non c'è rientrato" per "colpa dei Cinque Stelle". Ma "adesso c'è un rapporto di forza diverso, diciamo la verità. Ma io prima o poi lo faccio passare questo, certo se adesso, di nuovo, hanno messo la pregiudiziale per il commissario perché dicono che sono di Forza Italia, ieri sera proprio me lo ha detto, questi rompono sempre i cogl...i, però ormai sono sulla via del declino totale". 

DI MAIO - In merito alle intercettazioni, in un video pubblicato su Facebook, interviene il vicepremier Di Maio: "Ho sentito attraverso alcune notizie di stampa" che "c'è stato un momento, mentre si stava formando il governo, in cui qualcuno come Arata ha dichiarato, telefonicamente, di volermi controllare nominando un sottosegretario o uno nel mio gabinetto al ministero degli Esteri".  

"Qualcuno ha provato a pilotare la mia nomina da ministro. Io credo che questo sia un fatto gravissimo". E ancora: "Se qualcuno esterno al governo ha provato in qualche modo a orientare e manipolare scelte di governo, su questo si deve fare la massima chiarezza. Chiederò alla magistratura la massima chiarezza - ha rimarcato il vicepremier M5S - anche se ci sono stati altri tentativi di intervento nei nostri riguardi".