Caso Siri, legale di Arata: diffusione atti lede diritto di difesa

Gtu

Roma, 23 lug. (askanews) - L'avvocato Gaetano Scalise che assiste l'imprenditore Paolo Arata, indagato per corruzione, ha presentato oggi ai procuratori di Roma Mario Palazzi e Paolo Ielo, una memoria difensiva con una contestuale denuncia della diffusione e pubblicazione degli atti dell'indagine, e senza gli omissis, una "situazione gravissima che si è conclamata, inaccettabile rispetto alla doverosa tutela del diritto di difesa". "Un circolo vizioso di illegalità che va interrotto", sottolinea l'avvocato.

L'avvocato spiega che dopo la discovery con il deposito da parte della procura degli atti, ai fini dell'incidente probatorio del 25 luglio, gli atti non sono più coperti da segreto ma sono "tutti gravati dal divieto di pubblicazione", ex articolo 114 del codice di procedura penale. Invece "tutti gli organi di stampa di diffusione informativa, anche via web, radiofonici e televisivi da almeno due giorni violano sistematicamente l'articolo 114 del codice di procedura penale", cosa che "determina la responsabilità penale procedibile ex officio, per la violazione dell'articolo 684 del codice penale", pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale.

Per l'avvocato inoltre "vi è di più", ovvero - spiega nella memoria - il legale stesso ha avuto gli atti, l'informativa di polizia giudiziaria ma "costellata di una pluralità di omissis". Quindi "l'iniziativa del pm evidentemente è stata quella del mantenimento del segreto investigativo rispetto alle parti dell'atto di polizia giudiziaria legittimamente omissate".

Invece - sottolinea nella memoria illegale - "lo stesso atto di polizia giudiziaria è nella libera disponibilità degli organi di informazione nella sua totalità e senza gli omissis, tanto che se ne sta facendo divulgazione e pubblicazione sistematica, anche in queste ore, senza alcun rispetto degli stessi omissis". Una circostanza che per il legale "conclama un'ulteriore notizia di reato procedibile ex officio in relazione alla potenziale violazione degli articoli 326 e/o 379 bis del codice penale" (rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio e rivelazioni di segreti inerenti procedimento penale).

Inoltre "la situazione gravissima che si è conclamata, inaccettabile rispetto alla doverosa tutela del diritto di difesa, è quella per la quale i difensori sono costretti a convivere con la libera disponibilità di atti coperti da segreto investigativo in capo agli organi di stampa e di contestuale indisponibilità processuale di essi in capo a loro stessi".

"Un circolo vizioso di illegalità che necessità di essere interrotto quanto prima", annota l'avvocato. Infine "anche a volere tacere dell'irreparabile danno di natura reputazionale che tale situazione sta cagionando alle persone sottoposte ad indagine, la cui penale responsabilità è ad oggi tutta da accertare, è evidente, a parere di chi scrive, l'incidenza negativa e il pregiudizio che si è venuto a creare anche per una libera, serena e incondizionata prosecuzione delle indagini".

Quindi l'avvocato di Arata chiede al pm di "assumere tutte le iniziative opportune e legalmente dovute conseguenti alla presente denuncia di notizia di reato procedibile d'ufficio".