Cassazione dà ragione a Carola Rackete: lo sconcerto di Matteo Salvini

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Nella giornata del 20 febbraio la Corte di Cassazione ha motivato la decisione di non arrestare Carola Rackete per l’ormai celebre “speronamento” di una motovedetta della Guardia di Finanza avvenuto questa estate al porto di Lampedusa. Secondo i giudici infatti, la capitana della Sea Watch rispettò l’obbligo di prestare soccorso in mare; obbligo che non si esauriva nel trarre in salvo i migranti ma che comprende anche il farli sbarcare in un porto sicuro.

Cassazione dà ragione a Carola Rackete

Stando a quanto riportato nella sentenza emessa giovedì 20, Carola Rackete ha correttamente adempiuto ai suoi obblighi di soccorso in mare, i quali non si esaurivano nel semplice salvataggio dei migranti dalle acque ma comportava anche “l’obbligo accessorio di sbarcarli in un luogo sicuro”. Risulta pertanto pienamente legittimo e non passibile di arresto il suo ingresso nel porto di Lampedusa avvenuto il 29 giugno del 2019.

La Cassazione ha inoltre rigettato l’accusa di “resistenza a nave da guerra” che da più parti era stata lanciata nei suoi confronti, con l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini che parlo esplicitamente di atto di guerra da parte della capitana della Sea Watch. I giudici hanno però potuto rilevare come, al momento del forzamento del blocco navale, al comando della motovedetta non vi fosse un ufficiale della Marina Militare ma un maresciallo della Guardia di Finanza. Pertanto l’imbarcazione non poteva essere classificata come nave da guerra.

Secondo la Corte dunque, Carola Rackete ha agito in maniera giustificata, considerando il pericolo di vita che stavano correndo i migranti a bordo della Sea Watch e che dovevano essere al più presto fatti sbarcare dopo giorni trascorsi in mare aperto.

Il commento di Matteo Salvini

Non si è fatta attendere la replica di Matteo Salvini, che all’epoca istituì il blocco navale successivamente forzato proprio da Carola Rackete. Nel corso di una conferenza stampa a Chieti il leader della Lega ha infatti affermato: “Pare che la Cassazione, nelle motivazioni, dice che Rackete non andava arrestata, che ‘non ha commesso reato perché al comando della nave c’era un maresciallo della Finanza e non un comandante’, quindi si giustifica lo speronamento, le voglio leggere queste motivazioni. […] Ma quelli rischiavano di essere schiacciati come vermi, incredibile”.