Castellucci spiega perché lascia Atlantia e Autostrade

“Quella del ponte Morandi è una tragedia di cui noi tutti non ci facciamo umanamente una ragione e di cui i tecnici non si capacitano ancora”. In un'intervista al Corriere della Sera, Giovanni Castellucci, spiega perché lascia Atlantia, la holding di riferimento della Società Autostrade e indagata nella tragedia del crollo del Ponte Morandi. “Nei prossimi mesi, con il secondo incidente probatorio, si proverà a capire le cause. E quanto queste siano collegate con gli importanti difetti e difformità di costruzione del Ponte che i tecnici hanno evidenziato. Di sicuro c'è che il Ponte era stato visto e studiato da tanti tecnici. E nessuno aveva evidenziato pericoli per la sicurezza dell'infrastruttura”. Quindi precisa: “Lasciare è stata una decisione mia, condivisa con il Cda. Non posso e non voglio essere l'uomo per tutte le stagioni”.

Alla domanda del perché lasci proprio ora, a più di 15 mesi dalla tragedia, Castellucci risponde che per “un anno fa mi sono fatto carico di portare avanti il gruppo su richiesta degli azionisti. Non è stato facile, ma era doveroso. Ora è il momento giusto per lasciare. Nell'interesse di tutti”. E all'obiezione del quotidiano che osserva  ora al crollo del Morandi si sommano anche gli sviluppi di una indagine bis sui monitoraggi di altri due ponti, l'ex dirigente di Atlantia osserva che si tratta di  “due dei nostri 1.943 ponti” e precisa che “sono stati già ristrutturati” per poi aggiungere che fa però “male leggere di registrazioni clandestine tra colleghi, jammers usati per riunioni tecniche, di forzature verbali su temi che potrebbero coinvolgere la sicurezza”.

Castellucci auspica che “la magistratura indaghi a fondo” perché si tratta di “comportamenti fuori dalle leggi e dalle regole della convivenza civile, compiuti peraltro da persone che sono da tantissimi anni in azienda, da prima della privatizzazione”. Ma evidentemente, ammette, “non siamo riusciti collettivamente a creare gli anticorpi per isolare ed espellere questi elementi”. Anche se, aggiunge, “esiste una policy raccomandata: lasciare tutto tracciato per iscritto, anche i dissensi. La recente decisione di mettere online tutti i dati dei viadotti è un'altra decisione di trasparenza che ho indicato”.

Ma allora come si può spiegare l'intera vicenda? Al quesito Castellucci risponde affermando che “c'è una confusione che in gran parte deriva da norme sovrapposte, senza linee guida interpretative, da enti e organismi con prerogative vaghe e non sempre strutturati, e soprattutto da frequenti situazioni nelle quali la costruzione (degli anni 60 e 70) non corrisponde precisamente al progetto”.

Perciò “allora partono dubbi e discussioni su cosa è più legittimo amministrativamente utilizzare ai fini dei calcoli sulla sicurezza. Sui due ponti in questione è stato l'elemento centrale. Invito ad accedere alla documentazione che abbiamo messo online” aggiunge l'ad di Atlantia.

Il passo indietro di Castellucci è per agevolare la trattativa con il governo sulle concessioni? Sul punto Castellucci sostiene che sul tema in particolare “non ci sia nulla di personale” e che “uno vale l'altro”, ma che ciò che conta “sono gli argomenti e la capacità di esporli”.