Catanzaro, al Musmi Villa racconta la rivoluzione di Galileo Galilei

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Roma, 12 mag. (askanews) - Da curatore di mostre alle Scuderie del Quirinale di Roma alla Direzione del Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama di Torino, nonché componente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero della Cultura, il Professor Giovanni Carlo Federico Villa, adesso anche membro del Comitato Scientifico del Sila Science Park & Fata Museum in Calabria, sarà il prossimo relatore di una conferenza straordinaria dedicata alla figura di Galileo Galilei. Sabato 14 maggio alle 11 al Musmi di Catanzaro, nell'ambito del calendario di public speech della kermesse "Esplorando lo Spazio Celeste. La Natura dello Spazio", del Sila Science PArk & Fata Museum - progetto finanziato dalla Regione Calabria e promosso dal Comune di Taverna, nella persona del sindaco, Sebastiano Tarantino - Villa racconterà quanto Galileo Galilei sia stato centrale per raccordare due epoche, e, soprattutto, per ribaltare il paradigma della Storia, portando l'essere umano finalmente alla presa di consapevolezza che la conoscenza non ha mai confini.

Fine letterato, grande scienziato, fisico, ingegnere meccanico, addirittura virtuoso del liuto e anche artista straordinario: Galileo fu il primo a cogliere il paesaggio della Luna con dovizia di particolari, le fosse e i monti, lasciandolo, per altro, generosamente impresso nella serie dei suoi celebri e delicatissimi acquerelli (conservati alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze). Galilei, oltre a sfatare coraggiosamente tutti i miti fantastici e le conoscenze scientifiche raggiunte fino a quel momento, ebbe l'ardire di sfidare anche il Tribunale del Sant'Uffizio. Costretto, il 22 giugno 1633, a pronunciare l'abiura nel convento di Santa Maria sopra Minerva, a Roma. In realtà però, quella dell'Inquisizione non fece altro che rallentare di poco il cammino della conoscenza scientifica, la ricerca della verità del Cosmo, in fondo, non ha mai avuto fine, se dopo 360 anni, nel 1992, il Papa Giovanni Paolo II riabilitò la validità delle sue tesi.

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