'Cattedropoli', 8 docenti interdetti

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Sono 51 le persone denunciate dalla Guardia di Finanza di Torino e Asti, nel corso delle indagini sul fallimento delle società facenti capo a Marco Marenco, ex patron dello storico  marchio di cappelli ‘Borsalino’. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta ai danni di 12 aziende del gruppo, operanti nei settori dell’import-export di gas naturale e della produzione di energia elettrica. Nel corso dell’inchiesta, sono stati anche sottoposti a sequestro preventivo beni per un valore complessivo pari a 107 milioni di euro. Dalle indagini, coordinate dalla procura di Asti, è emerso un crac societario di oltre 4 miliardi di euro e  condotte distrattive per circa 1 miliardo e 130 milioni di euro. In particolare, gli illeciti ipotizzati nei confronti degli indagati sono reati tributari (dichiarazione fiscale infedele, l’omesso versamento delle imposte, la sottrazione al pagamento delle accise), truffa aggravata, appropriazione indebita, false comunicazioni sociali e, bancarotta fraudolenta aggravata. Le indagini che hanno consentito di scoprire una ‘galassia’ di almeno 190 società, residenti nel territorio nazionale ed estero, legate da complesse catene partecipative, talvolta schermate mediante l’interposizione di aziende offshore situate in ‘paradisi fiscali’, hanno evidenziato che il denaro, le partecipazioni e i beni sottratti venivano impiegati in operazioni infragruppo e successivamente trasferiti all’estero, mediante compravendite fittizie. Nel corso dell’inchiesta è anche emerso che alcuni dei responsabili, al fine di eludere le indagini, utilizzavano dispositivi telefonici criptati e si avvalevano della collaborazione di pubblici ufficiali, anch’essi individuati e a vario titolo indagati per corruzione, favoreggiamento e accesso abusivo a sistemi informatici, che garantivano a Marco Marenco e ai propri familiari servizi di sicurezza, oltreché il reperimento di notizie circa lo stato delle indagini.

Otto docenti universitari di materie mediche, indagati per i reati di falso in atto pubblico e abuso d'ufficio, sono stati interdetti dall'esercizio di pubbliche funzioni. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, Anna Liguori, su richiesta della Procura diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo.  

Sei docenti della Facoltà di Medicina di Firenze sono in servizio presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi; gli altri due docenti, che facevano parte di commissioni giudicatrici, apparterrebbero ad atenei milanesi. L'ordinanza di interdizione dall'esercizio di pubblici uffici è stata inflitta per una durata che varia dai sei mesi ad un anno. Ad eseguire la misura cautelare è stato il personale del comando provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, che da tempo sta conducendo le indagini su presunti casi illeciti nell'assegnazione delle cattedre.  

L'inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Tommaso Coletta, avviata alla fine del 2017, ha messo in luce "irregolarità che hanno riguardato le attività di predisposizione della programmazione triennale delle chiamate per professori e ricercatori universitari, nonché una procedura concorsuale per l'individuazione di un professore associato". 

"Le condotte oggetto di accertamento", spiega la Procura, "avrebbero comportato plurime violazioni dei regolamenti di Ateneo". I reati contestati agli otto docenti indagati vanno dal falso in atto pubblico, all'abuso d'ufficio, a quello di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.