Cattelan senza Cattelan: una mostra grandiosa e inafferrabile

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Image from askanews web site
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Milano, 13 lug. (askanews) - Un ritorno clamoroso: Maurizio Cattelan, il più famoso, inafferrabile e mai realmente compreso artista contemporaneo italiano, è di nuovo a Milano dopo oltre dieci anni di assenza con una mostra memorabile in Pirelli HangarBicocca. Tre soli lavori, due dei quali realizzati proprio per questa esposizione, ma con una forza e una intensità imprevedibili.

"Breath Ghosth Blind" è un progetto che offre il meglio della pratica di Cattelan, falso provocatore, in realtà, come ci ha confermato anche il direttore artistico di HangarBicocca, Vicente Todolì, artista profondo, intimo, complesso. "E' una mostra sui grandi temi dell'esistenza, sulla vita e la morte - ha spiegato ad askanews - perché quando uno nasce, già sta cominciando a morire ed è una delle ossessioni di Cattelan, che lo ha anche cambiato. Qui non ci sono scherzi, è una mostra dove regna il silenzio, sulla perdita collettiva, sull'assenza. E a tutti noi può parlare in modo diverso".

E la diversità riguarda anche il modo in cui Cattelan gestisce lo spazio dell'Hangar, ribaltandone completamente la prospettiva. Le sue migliaia di piccioni che vanno a posarsi sulla struttura delle Navate svuotano tecnicamente l'immensa sala, ma in realtà la riempiono di narrazione, creano, per citare una Biennale di Harald Szeemann, una "platea dell'umanità", nella quel però noi umani non siamo più presenti: è una materializzazione, potentissima, delle visioni kafkiane che ribaltano la relazione tra uomini e animali, siamo noi a essere giudicati da questa nuova Accademia e di fronte alla "conferenza degli uccelli", per citare la poesia persiana del XII Secolo, noi scompariamo. Resta solo la densità di quegli sguardi altri; la macroscopica potenza della nostra assenza. Un vuoto capace di riempire tutto lo spazio museale. Il mondo senza di noi.

"E' un'esperienza molto emotiva, parla dei grandi temi esistenziali e mostra il Maurizio forse più serio, lui dice di essere serissimo e forse il suo lavoro non è stato ancora capito. Questa mostra vuole un po' mostrare questo lato di Maurizio, questo aspetto del suo lavoro". Roberta Tenconi, che ha curato la mostra con Todolì sottolinea un punto fondamentale, anche questo probabilmente costruito dallo stesso artista: noi Cattelan non lo abbiamo mai capito, abbiamo voluto limitarci a parole sdrucite, facili, banali: "provocazione", "scandalo". Forse, viene da dire osservando oggi la sua scultura di un uomo e un cane stesi, legati da chissà quale relazione segreta, Cattelan non esiste neppure, per lo meno non nella forma e nell'immagine che lui stesso ha voluto gli attribuissimo negli ultimi decenni. Esiste solo come immagine dormiente, sepolta sotto la lava non del Vesuvio, ma della nostra beata superficialità.

"E' un artista che non sceglie mai la strada più facile - ha aggiunto Todolì - non viaggia in autostrada, ma prende strade minori, che ha volte lo obbligano a tornare indietro, perché si rivelano dei cul-de-sac, senza via d'uscita".

La mostra in Pirelli HangarBicocca ha la capacità di creare una magnifica narrazione intorno proprio a questa assenza di via d'uscita, che dunque alla fine sbocca nel terzo momento del racconto, ancora diverso e roboante. Avvicinandoci immaginiamo un colossale monolito kubrickiano che poi diventa invece un'altra cosa, un fermo immagine dell'estremo presente, così già visto e così perduto. Un omaggio alle vittime senza un centimetro di retorica, anzi perfino imbarazzante per la bellezza terribile che sprigiona. E se prima le Navate erano un vuoto-pieno ora il Cubo sembra avere ampliato lil proprio volume solo per poter contenere la scultura.

"Quest'opera, Blind, è come Breath una nuova produzione, realizzata appositamente per la mostra, ma è un'opera a cui Cattelan pensa da anni - ci ha spiegato Roberta Tenconi -. E' un'opera che ha preso forma in questo spazio, come se il Cubo la proteggesse e la rendesse ancora più esplosiva a più maestosa, come se fosse una grande abside".

E la parola abside fa pensare a una chiesa, a un luogo sacro, alla preghiera. Ecco, mentre citando Ballard si ha la sensazione di stare in quel racconto intitolato "Essi ci guardano dalle torri", siano essi gli uccelli, o le vittime dell'11 settembre, forse l'unica cosa che bisognerebbe fare - se fossimo veramente onesti, cosa impossibile purtroppo o per fortuna - sarebbe metterci a pregare. Non per qualcosa di specifico, ma come modo di stare dentro questa mostra pazzesca. Di fronte a un personaggio che probabilmente è l'uomo che non c'era, e che anche per questo è un grande artista.

(Leonardo Merlini)

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