I cattolici americani condannano Donald Trump

Nicola Graziani
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AGI - Forte la condanna degli intellettuali cattolici americani per i fatti che hanno portato all'assalto a Capitol Hill e alla morte di cinque persone. Lo rileva il Sir, in un resoconto da Washington. "Questo è l'inevitabile risultato di quattro anni di bugie del presidente Donald Trump. Quattro anni in cui il presidente demonizza i suoi avversari. Quattro anni di inspiegabili abusi di potere. Quattro anni di retorica spericolata e minacce di violenza velate. Quattro anni alimentati dal risentimento razziale, dall'ansia e dalla paura dei bianchi", afferma il gesuita Bryan Massingale, che non esista a puntare l'indice contro Donald Trump.

È Trump, spiega, ad aver alimentato e aizzato il risentimento bianco che ieri ha marciato sul Congresso, ma per Massingale ci sono molti complici che per "cinica pacificazione e per silenzio codardo" hanno taciuto di fronte ad "un presidente incompetente per la carica ricoperta e che hanno moltiplicato le bugie di una vittoria rubata per ottenere vantaggi a breve termine, incapaci di affrontare una distruzione senza precedenti delle norme democratiche per paura di un tweet presidenziale".

L'America della fede e delle fedi si trova a dover rispondere anche degli abusi sui simboli religiosi usati al servizio della retorica presidenziale e dei suoi supporter, tra gli scranni del Congresso e fuori, per rifiutare la sovranità del popolo e ostacolare l'elezione di un presidente.
"Vedere persone violente e ribelli che invadevano quello spazio civilmente sacro era così inquietante", ha dichiarato il vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Los Angeles, Robert Barron in un video. "Questo deve finire", ha continuato. "E lo dico da americano ma, ancora una volta, anche da vescovo cattolico".

"La saggezza e la grazia di un vero patriottismo"

Per Johnny Zokovitch, direttore esecutivo di Pax Christi Usa, "gli eventi che si sono svolti al Campidoglio sono il risultato della demagogia di un uomo, il presidente Trump, e del fallimento di tutti coloro - politici, media, famiglia e altri - che hanno scusato, trascurato, consentito o anche incoraggiato l'odio e la retorica divisiva che ha definito il mandato di questo presidente".

"La transizione pacifica del potere è uno dei tratti distintivi di questa grande nazione" ha ribadito l'arcivescovo José H. Gomez, presidente della Conferenza dei vescovi Usa, condannando le violenze e chiedendo un rinnovato impegno "per i valori e i principi della nostra democrazia" e per l'unità della nazione. Gomez implora anche "la saggezza e la grazia di un vero patriottismo e di un vero amore per la patria".

Il segretario generale ad interim del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), rev. Ioan Sauca, ha espresso da parte sua "grave e crescente preoccupazione" per gli ultimi sviluppi. "La politica populista e divisiva degli ultimi anni ha scatenato forze che minacciano le basi della democrazia negli Stati Uniti e - nella misura in cui gli Usa rappresentano un esempio per altri Paesi - nel resto del mondo", ha detto Sauca, in una nota. "Di conseguenza, questi sviluppi hanno implicazioni ben oltre la politica interna americana e sono di grave preoccupazione internazionale".

Il Wcc ha esortato i responsabili delle violenze "a desistere e a tornare al confronto civile e ai processi democratici stabiliti, invitando tutte le parti a resistere agli interessi politici a breve termine e ad agire in modo responsabile verso gli altri e responsabile nei confronti della società in generale. Preghiamo affinché le Chiese d'America abbiano la forza della saggezza e sappiano essere una guida durante questa crisi per riportare il Paese sulla via della pace, della riconciliazione e della giustizia".

"Regna il caos"

Durissima la condanna anche del Consiglio nazionale delle Chiese di Cristo negli Stati Uniti (Ncc) che riunisce 38 Chiese e comunitò rappresentando 40 milioni di cristiani negli Usa. "Regna il caos, le armi sono state estratte e la nostra democrazia è sotto assedio. Questo è oltraggioso, inaccettabile, vergognoso. Le forze dell'ordine devono compiere ogni sforzo per ripristinare immediatamente l'ordine", si legge in una nota diffusa il giorno dopo le violenze.

"Ciò che sta accadendo è segno di un profondo crollo della sicurezza ed è al di là di qualsiasi cosa abbiamo mai visto prima", osserva Jim Winkler, presidente e segretario generale di Ncc. Il Consiglio delle Chiese punta il dito anche contro il presidente Trump: "Denunciamo con forza il presidente Trump per il ruolo che ha svolto nel provocare questa situazione incoraggiando e partecipando a un raduno 'Stop the Steal', continuando a mentire sui risultati delle elezioni e rifiutando di concedere e accettare il risultato delle elezioni".

Ncc torna sull'esito delle elezioni ribadendo con forza la legittimità del voto di quasi 82 milioni di americani. "Questi voti - si scrive nel comunicato - sono stati scrupolosamente contati negli Stati e hanno resistito a più di 60 sfide legali". E dopo aver espresso preoccupazione per "le derive di razzismo e supremazia bianca che stanno ancora influenzando e infettando la nostra democrazia", il pensiero delle Chiese cristiane va alle persone che "hanno perso la vita. Piangiamo la loro morte e preghiamo che nessun altro venga ferito".