'Cavalleria' e 'Pagliacci' riaccendono l'opera all'Arena di Verona

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Gli intrecci amorosi, le passioni struggenti, la tensione drammatica e la vendetta finale. E’ stata la grande tradizione dell'opera italiana a inaugurare la 98esima Opera Festival dell’Arena di Verona, nel potentissimo dittico verista Cavalleria rusticana – Pagliacci, dirette dal maestro Marco Armiliato. Una scelta coraggiosa e per questo rivelatasi vincente dove regia, costumi, luci - firmate interamente del comparto artistico areniano – sono risultate perfettamente intrecciate alle scenografie digitali realizzate in collaborazione con D-wok nei 400mq di ledwall che hanno fatto da cornice allo spettacolo.

Alcune scelte sono state davvero particolari, come i costumi di ‘Cavalleria rusticana’, tutti neri o comunque scuri, uno su tutti quello di Santuzza, in netto contrasto con Lola, vestita d’argento. Particolare anche lo scenario in bianco e nero che ha animato l’opera di Pietro Mascagni, contrapposto ai coloratissimi ‘Pagliacci’ di Ruggero Leoncavallo, un omaggio al cinema di Federico Fellini, a partire da Tonio che nel Prologo appare in scena vestito come il regista romagnolo: l’inconfondibile sciarpa rossa al collo e il cappello a larghe tese in testa, mentre sul ledwall scorrono le locandine delle pellicole del maestro. Sul palco, largo a tutti i personaggi usciti dall’immaginario felliniano, dallo Sceicco bianco a Giulietta degli spiriti, fino al paparazzo, Marcello e Anita Ekberg.

Le regole imposte dal Covid non hanno rovinato la magia della serata, come le mascherine indossate in scena dalle comparse e il distanziamento presente tanto in platea quanto tra il coro, posizionato sui gradoni. Le immagini dei due spettacoli sono rimaste intatte nella loro bellezza. In Cavalleria rusticana, con il patrocinio del ministero della Cultura, durante le prime note e il coro ‘Inneggiamo’ hanno sfilato le immagini in bianco e nero dei paesaggi del Parco Archeologico e Paesaggistico Valle dei Templi di Agrigento, assieme alle riproduzioni di affreschi e disegni storici provenienti dai Musei Vaticani e dalle collezioni della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Per realizzare il mondo circense e surreale dell’opera di Leoncavallo, invece, i creativi della Fondazione Arena si sono rivolti all’immaginario di Fellini, in particolare alla pellicola ‘La Strada’, ammiccando a tutto il suo universo cinematografico. Fondamentali le immagini del cineasta riminese, di cui è appena ricorso il centenario, grazie alla collaborazione del Museo Nazionale del Cinema di Torino e del Fellini Museum Rimini, che sarà inaugurato in agosto.

Applausi per tutti i protagonisti: dall’orchestra, al maestro Armiliato, al coro diretto da Vito Lombardi, fino al cast internazionale di assoluto livello: Sonia Ganassi, che ha esordito in un ruolo scenico in Arena come Santuzza, accanto al tenore turco Murat Karahan (Turiddu) e all’Alfio di Amartuvshin Enkhbat (impegnato in un doppio debutto nella stessa sera, anche come Tonio in Pagliacci). E ancora Agostina Smimmero (Lucia) e Clarissa Leonardi (Lola). In Pagliacci applauditissimi Yusif Eyvazov in Canio/Pagliaccio e Marina Rebeka nelle vesti di Nedda/Colombina, altra punta di diamante del cast, insieme al Silvio di Mario Cassi, al Peppe/Arlecchino di Riccardo Rados, Max René Cosotti e Dario Giorgelè.

(di Federica Mochi)

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