Cdr del Secolo: su Berizzi solo una provocazione giornalistica

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Roma, 27 dic. (askanews) - Contro il Secolo d'Italia indignazione a senso unico: è questo il senso del comunicato nel quale il Comitato di redazione (rappresentanza sindacale interna dei giornalisti) della testata legata a Fratelli d'Italia replica alle polemiche sollevate su un fotomontaggio pubblicato tempo fa che ritrae il giornalista Paolo Berizzi imbavagliato sullo sfondo di una bandiera delle Br. Nel comunicato, il cdr precisa che l'articolo oggetto della polemica risale al 26 novembre scorso ed "è facilmente intuibile che la foto si inserisce all'interno di una provocazione giornalistica, tesa a rilevare che la rubrica dello stesso Berizzi critica legittimamente episodi di razzismo e discriminazione ma lo fa a senso unico, ignorando sistematicamente l'odio e il fango che si riversano sulla destra".

"La foto - scrive il cdr del Secolo - riproduceva lo stesso trattamento subìto dal sovranista Matteo Salvini (anche lui ritratto col bavaglio e la sigla delle Br sullo sfondo). Quello stesso Salvini che la sinistra indica come il principale istigatore dell'odio che purtroppo avvelena l'attuale dibattito politico. Ricordiamo che la testata che con un mese di ritardo ha sollevato il caso è la stessa dalle cui colonne, lo scorso ottobre, la leader di Fratelli d'Italia (Giorgia Meloni, ndr) veniva etichettata come 'reginetta di coattonia' e le venivano attribuite frasi mai pronunciate sui 'rom da stanare casa per casa'. In quel caso il Secolo d'Italia si limitò a ribattere con le asprezze che sono consuete quando si alzano i toni del dibattito. Non ricordiamo interventi del sindacato nazionale dei giornalisti a difesa della giornalista Meloni".

"Un comunicato della Fnsi - si legge ancora nella nota del cdr del Secolo - definisce la foto e l'articolo di cui stiamo parlando un 'atto di squadrismo e di incitamento all'odio'. Un'accusa che respingiamo fermamente: mai la nostra testata sarà complice di quelle strumentalizzazioni che tendono a riportarci indietro ad anni plumbei, anni in cui il nostro giornale subì tra l'altro gravi attentati senza che mai venissero individuati i responsabili. E ciò mentre gli 'eskimi in redazione' si divertivano a invocare una 'democratica' caccia al nero. Conosciamo bene i guasti di quel periodo e mai saremo complici del suo ritorno".

"Infine, ci lascia perplessi - scrivono ancora i rappresentanti dei giornalisti del quotidiano di FdI - il passaggio del comunicato della FNSI nel quale si accusa la nostra testata di 'spacciare per libertà di opinione e dissenso politico atti che si collocano fuori dai confini della Costituzione, della legge e delle carte dei doveri del giornalista'. Chi decide infatti cosa è fuori e cosa è dentro la Costituzione? Chi decide quando il dissenso politico diventa censurabile? Chi decide i limiti della libertà d'opinione? Per questo ci sono normative ben precise dinanzi alle quali non dovrebbero contare le amicizie, il far parte del giornalismo mainstream o la vicinanza a testate autorevoli. Le quali, per inciso, percepiscono fondi pubblici per il pluralismo dell'informazione esattamente come noi, pur spacciandosi per quotidiani indipendenti e senza dichiarare ai propri lettori, come il Secolo onestamente fa, lo schieramento di appartenenza e di riferimento".