“C’è diritto al sogno”, la perizia di Crepet “assolve” il gioco d’azzardo. Ira dei sindaci anti-slot

Fabrizio Arnhold
In Italia l’esercito dei giocatori d’azzardo è di 16 milioni di persone, tra i 15 e i 64 anni

Lo Stato nel 2016 con il gioco d’azzardo ha incassato 10 miliardi di euro. Lotto, gratta e vinci, poker online, scommesse sportive, slot e videolottery: in Italia l’esercito dei giocatori d’azzardo è di 16 milioni di persone, tra i 15 e i 64 anni. I Comuni fanno quello che possono per limitare la diffusione delle slot, con ordinanze che vietano l’installazione vicino alle scuole o in prossimità di sportelli bancomat. I giganti dell’azzardo fanno ricorso al Tar e si arriva così ad una giungla di regole e sentenze. Sarebbe più logico che lo Stato facesse delle leggi, precise e chiare, ma poi dovrebbe anche rinunciare a una parte del guadagno. Gli psicologi hanno pareri diversi: “L’azzardo è un diritto al sogno”, ha sentenziato Paolo Crepet. In risposta al Comune di Bergamo che aveva fissato paletti più rigidi per riuscire a giocare alle slot.

“Non si tengono in considerazione alcuni effetti potenzialmente positivi del gioco, quali la socializzazione, il diritto al sogno, la possibilità di alleviare la propria amarezza e la propria tristezza”, ha argomentato Paolo Crepet, 65 anni, psichiatra conosciuto anche per le numerose ospitate in salotti televisivi. “Non credo che tocchi allo Stato disciplinare anche i sogni e le speranze”, ha concluso lo psichiatra in una consulenza per Lottomatica. Non solo il sindaco Giorgio Gori di Bergamo, anche Dario Nardella a Firenze cerca di arginare il fenomeno delle slot in periferia, il sindaco di Napoli, Pavia, Tortona, Torino, Verbania e via proseguendo.

Nel 2016 al gioco d’azzardo, tra videolottery e slot machine, sono stati spesi 10,3 miliardi di euro (Photo by Fernando Camino/Cover/Getty Images)

La lista è lunga e le sentenze del Tar a volte danno ragione al Comune, altre alla case del gioco d’azzardo. Anche la Regione Lombardia sta portando avanti una battaglia contro la ludopatia. Con il termine si definisce il gioco d’azzardo patologico che ha una forte attinenza con la tossicodipendenza. Non per niente, infatti, si passa sempre dal Cert per avere una diagnosi e, si spera, una cura. Esattamente come accade per chi è dipendente dalle droghe. Chi è ludopatico si gioca praticamente tutto quello che possiede e pure quello che non ha, mandando in malora relazioni sociali, matrimoni e la propria salute.

Nel 2016 al gioco d’azzardo, tra videolottery e slot machine, sono stati spesi 10,3 miliardi di euro. Il giro d’affari è enorme: nel 1997 valeva 8,8 miliardi, oggi quasi 96, con un incremento reale di oltre il 1000 per cento. Servirebbero norme, a livello nazionale, più chiare per regolamentare la diffusione e l’installazione delle slot. Si eviterebbe una sfilza di ordinanze firmate dai sindaci e ricorsi al Tar. Ma lo Stato incasserebbe sicuramente meno soldi. Probabilmente il problema sta proprio qui. Scommettiamo?

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