C'è una star della televisione che vorrebbe vietare il solletico

Una signora fa il solletico ai piedi a un piccolo cucciolo… di essere umano. (foto: Getty Images)

Nel rapporto tra genitori e figli il solletico è qualcosa di intimamente profondo, un momento di gioco che provoca ilarità alle persone che lo compiono. Anche amici e parenti spesso amano ‘solleticare’ nipotini e figli dei conoscenti per vederli sorridere e dimenticare per un attimo lo stress quotidiano.

Eppure c’è chi pensa che il solletico non sia affatto una bella cosa. Parliamo di Russell Brand, star britannica della televisione, della radio e del cinema, il quale ha spiegato con minuzia di dettagli perché secondo lui il solletico è la maggioranza delle volte un gioco inappropriato.

Russell Brand è un comico, conduttore televisivo e radiofonico, attore, attivista, scrittore e produttore cinematografico. Nei ritagli di tempo discute anche di temi che hanno interessato tratti della sua infanzia e adolescenza: droga, bulimia, bullismo e abusi sessuali (di cui è stato vittima). (foto: Getty Images)

Brand si sente ancora in colpa per aver fatto il solletico a Ezra, allora neonato, figlio del collega comico David Baddiel. Ora, dice, è incline “a prendere a pugni” chiunque provi a solleticare le sue due figlie Mabel e Peggy, nate dall’unione con Laura Gallacher. “Nessuno dovrebbe fare il solletico alle mie figlie, finché non saranno abbastanza grandi per decidere da sole” – aggiungendo, poi, con ironia – “cioè quando avranno 35 anni“.

Il comico spiega: “Faresti il solletico a un adulto? Inseriresti le tue dita rigide nelle ascelle o nella pancia? Ovviamente no. Quando si fa il solletico è un tentativo di sovvertire l’autonomia del bambino, di prendergli il diritto di avere un suo spazio“. L’idea di Brand è che un bambino dovrebbe imparare a conoscere la propria autonomia e avere l’opportunità di esercitare un consenso, in modo che questo tipo di rispetto rimanga impresso fin dalla nascita.

Questa invece è la difesa di chi pensa non ci sia nulla di male: “Non fai il solletico a una persona che non conosci o a un bambino che non si fida di te, costringendolo. Tuttavia per il bambino che ami, ricambiato, è un gesto innocente, amorevole e divertente“, dice la conduttrice televisiva Vanessa Feltz.

Su Twitter le reazioni sono diverse. Un utente scrive: “Ma dai, questi poveri bambini diventeranno presto degli eremiti se si vieterà anche una cosa come il solletico“. Un altro dice: “Allora non dovrei più fare il solletico ai miei nipoti, quando si vede dai visi che si divertono un mondo? Il mondo sta andando a rotoli“. Dall’altra parte, un altro utente rileva: “Odiavo il solletico, da piccola. Quando chiedevo agli altri di fermarsi, andavano avanti pensando fosse parte del gioco. Così mi sono allontanata dal contatto fisico per molto tempo. Gli adulti dovrebbero ascoltare quando un bambino chiede di fermarsi, perché lì sta il confine tra paura e piacere“.
E ancora: “Ho sempre odiato il solletico! A volte non riuscivo a respirare ma tutti mi ignoravano. Pensavano fosse divertente, ma io facevo di tutto per evitare quei momenti“.

Il twet di @MiraDreams mette d’accordo quasi tutti: “La risposta semplice a questo dilemma è che, indipendentemente dal solletico, dovremmo insegnare ai figli la confidenza necessaria per esprimersi, così che possano dire fermamente ‘no’ quando qualcosa non va bene. Una capacità che serve tantissimo nella vita”.

Russell Brand, che è stato sposato con la popstar Katy Perry per due anni, aveva subìto delle molestie, a 7 anni d’età, da parte di un suo insegnante scolastico; probabilmente anche questa esperienza ha costruito la sua teoria sul solletico. E in generale, va riconosciuto, è celebre per le sue prese di posizione inaspettate.

Cosa risponde la scienza? La sensazione provocata dal solletico, che sia una risata o la paura, passando da uno stato di irritazione, è un modo che ha il cervello per avvisare che la pelle viene toccata da qualcun altro. Motivo per cui non ci si può fare il solletico da soli. Si tratta di un comportamento formatosi da millenni e che accade talvolta in maniera anche involontaria.

Per chi dovesse essere d’accordo con Russell, tuttavia, c’è comunque modo di far ridere un bambino: il classico gioco del cucù.

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