Cecchi Gori, Sgarbi: una barbarie l'ordine di arresto

Red/Sav

Roma, 29 feb. (askanews) - Vittorio Sgarbi definisce "una barbarie" l'ordine di arresto per Cecchi Gori che deve scontare 8 anni e 5 mesi di reclusione per il crac della casa di produzione cinematografica Safin.

"La vera epidemia - osserva Sgarbi - è la barbarie della magistratura che infierisce contro i vecchi trasformando lunghi processi e persino le assoluzioni in ergastolo. Non è tollerabile che un uomo malato di 77 anni venga portato in carcere. E non è tollerabile che la Procura ricorra in Cassazione dopo che l'ex ministro Calogero Mannino ha collezionato ben 14 assoluzioni: c'è un accanimento giudiziario che viola i diritti dell'uomo".

"Nel caso di Cecchi Gori - aggiunge Sgarbi - non si capisce quale possa essere il cosiddetto 'pericolo sociale' che impedisca gli arresti domiciliari. Nel caso di Mannino - conclude Sgarbi - l'ostinazione dei magistrati testimonia la loro azione prevalentemente politica basata su teoremi e non su reati. La malafede prevale su Bonafede".