Cecenia: lager per i gay? Il governo smentisce, ma spuntano le foto

Duccio Fumero
A raccontarlo due giornaliste di Novaya Gazeta, lo stesso giornale per il quale lavorava Anna Politkowskaja. (Credits – Getty Images)

Come durante il nazismo, ma nel 2017. Come nella Germania di Adolf Hitler o l’Unione Sovietica di Stalin, ma nella Cecenia di Ramzan Kadyrov. Un campo di concentramento dove vengono rinchiusi i gay, che vengono torturati. Spesso fino alla morte. A raccontarlo due giornaliste di Novaya Gazeta, lo stesso giornale per il quale lavorava Anna Politkowskaja.

Elena Milashina e Irina Gordienko hanno scoperto nella cittadina di Argun un centro di detenzione ‘fantasma’, nel quale vengono reclusi quei cittadini che il regime ceceno non accetta. Gay, tossicodipendenti o salafiti, cioè coloro che sono accusati di terrorismo e affiliazione all’Isis. Tutti assieme, appassionatamente. A subire torture atroci.

A pochi chilometri dalla capitale Grozny, infatti, i carcerati vengono torturati con tubi di gomma, attaccati alla corrente elettrica, costretti a sedersi su bottiglie, lasciati senza cibo né acqua. In molti casi fino alla morte. Di cui non interessa a nessuno.

Le due giornaliste, ovviamente, non sono potute entrare nell’edificio in cemento di Kadyrov street al civico 99b, ex stabile militare, ufficialmente abbandonato. Ma hanno raccolto le testimonianze di molte persone che sono riuscite a uscirne vive e che hanno raccontato le violenze e hanno parlato di almeno tre morti.

“Nella nostra società cecena chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nella nostra società”.

Accuse che stanno facendo scalpore sia in Cecenia sia nel mondo, ma che il presidente ceceno Kadyrov respinge. Con una difesa che, forse, riesce a essere anche più atroce e violenta delle torture stesse. “Non si possono detenere e perseguitare persone che semplicemente non esistono nella Repubblica cecena – ha detto il boss ceceno, che continua –. Se ci fosse gente simile in Cecenia (cioè gli omosessuali) le forze dell’ordine non avrebbero bisogno di avere a che fare con loro, perché i loro parenti li manderebbero in un luogo da cui non c’è più ritorno”.

Come nel nazismo e nel comunismo sovietico, dove i gay non esistevano per regime. Parole confermate anche da Kheda Saratova, membro del Consiglio per i diritti umani ceceni. E che di diritti umani appare aver ben poco. “Nella nostra società cecena chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura darà la caccia a questo tipo di persone senza bisogno di aiuto da parte delle autorità, e farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nella nostra società” ha detto la Saratova.

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità