Cei: ricostruire sanit incentrata sulla persona, non l'economia

Ska

Roma, 4 giu. (askanews) - In occasione della 15a Giornata Nazionale per la Custodia del Creato 'le preoccupazioni non mancano: l'appuntamento di quest'anno ha il sapore amaro dell'incertezza'. Lo scrive la Conferenza episcopale italiana nel messaggio per l'appuntamento che si celebrer il prossimo primo settembre nel quale, sullo sfondo della pandemia da coronavirus, sottolinea che 'fondamentale ricostruire un sistema sanitario fondato sulla centralit della persona e non sull'interesse economico' e, denunciando i problemi ecologici ('troppo spesso abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell'armonia di viventi in cui siamo inseriti'), auspica che 'finalmente' siano illustrate 'in maniera metodica e capillare' nelle Diocesi, nelle parrocchie, in tutte le associazioni e movimenti della Chiesa, le indicazioni dell'enciclica Laudato si' di Papa Francesco.

'Siamo in un anno drammatico: la pandemia da Covid-19 ha portato malattia e morte in tante famiglie, ha messo in luce la nostra fragilit, ha ridimensionato la pretesa di controllare il mondo ritenendoci capaci di assicurare una vita migliore con il consumo e il potere esercitato a livello globale. Sono emerse tante contraddizioni nel nostro modo di concepire la vita e le speranze del futuro. Si visto un sistema socio-economico segnato dall'inequit e dallo scarto, in cui troppo facilmente i pi fragili si trovano pi indifesi. Alle tante persone colpite negli affetti come nel lavoro desideriamo esprimere tutta la nostra vicinanza, nella preghiera come nella solidariet concreta'.

'L'emergenza sanitaria - prosegue la Cei nel messaggio elaborato dalla commissione per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e dalla commisione per l'ecumenismo e il dialogo e approvato dal Consiglio Episcopale Permanente - ha anche messo in luce una capacit di reazione forte della popolazione, una disponibilit a collaborare. Tanti medici e operatori sanitari pronti a spendersi con generosit (in alcuni casi fino al dono della vita) per la cura dei malati; tanti lavoratori pronti a fare la loro parte - in condizioni spesso onerose - per consentire la prosecuzione della vita quotidiana anche in emergenza; tante famiglie pronte a stravolgimenti nella loro esistenza, restando a casa per cooperare all'azione comune; tanti uomini e donne che hanno pagato prezzi pesanti per la loro prossimit solidale ai pi fragili: a tutti e a tutte la nostra gratitudine, per un impegno condiviso che sempre risorsa fondamentale nell'emergenza. Abbiamo toccato con mano tutta la nostra fragilit, ma anche la nostra capacit di reagire solidalmente ad essa. Abbiamo capito che solo operando assieme - anche cambiando in profondit gli stili di vita - possiamo venirne a capo. Ne prova anche la solidariet che si venuta a creare verso i nuovi poveri che bussano alla porta della nostra vita'.

'Abbiamo compreso il valore della lungimiranza, per non farci trovare nuovamente impreparati dall'emergenza stessa; per agire in anticipo, in modo da evitarla. Per questo adesso tempo di ripensare tanti aspetti della nostra vita assieme, dalla coscienza di ci che pi vale e le d significato, alla cura della stessa vita, cos preziosa, alla qualit delle relazioni sociali ed economiche: davvero la pandemia ha evidenziato tante situazioni di vuoto culturale, di mancanza di punti di riferimento e di ingiustizia, che occorre superare. Non ultimo, in un contesto di incertezza e fragilit, diventa fondamentale ricostruire un sistema sanitario fondato sulla centralit della persona e non sull'interesse economico. Il suo smantellamento ha creato le condizioni per un impoverimento sociale'.

'Cominciamo col guardare al nostro rapporto con l'ambiente; 'tutto connesso' (LS 138) e la pandemia anche il segnale di un 'mondo malato', come segnalava papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo. La scienza, provata nella sua pretesa di controllare tutto, sta ancora esplorando i meccanismi specifici che hanno portato all'emergere della pandemia. Essa appare, oltre che per ragioni sanitarie non ancora spiegate, anche come la conseguenza di un rapporto insostenibile con la Terra. L'inquinamento diffuso, le perturbazioni di tanti ecosistemi e gli inediti rapporti tra specie che esse generano possono aver favorito il sorgere della pandemia o ne hanno acutizzato le conseguenze. Questa emergenza ci rimanda, insomma, anche all'altra grande crisi: quella ambientale, che pure va affrontata con lungimiranza. Gli ultimi mesi hanno evidenziato la profondit e l'ampiezza degli effetti che il mutamento climatico sta avendo sul nostro pianeta. Se 'nulla rester come prima', anche in quest'ambito dobbiamo essere pronti a cambiamenti in profondit, per essere fedeli alla nostra vocazione di 'custodi del creato''.

'Purtroppo, invece, troppo spesso abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell'armonia di viventi in cui siamo inseriti. E' l''eccesso antropologico' di cui parla Francesco nella Laudato si'. E' possibile rimediare, dare una svolta radicale a questo modo di vivere che ha compromesso il nostro stesso esistere? Cominciamo con l'assumere uno sguardo contemplativo, che crea una coscienza attenta, e non superficiale, della complessit in cui siamo e ci rende capaci di penetrare la realt nella sua profondit. Da esso nasce una nuova consapevolezza di noi stessi, del mondo e della vita sociale e, di conseguenza, si impone la necessit di stili di vita rinnovati, sia quanto alle relazioni tra noi, che nel nostro rapporto con l'ambiente. A cinque anni dalla promulgazione della Laudato si' e in questo anno speciale dedicato alla celebrazione di questo anniversario (24 maggio 2020 - 24 maggio 2021), occorre che nelle nostre Diocesi, nelle parrocchie, in tutte le associazioni e movimenti, finalmente ne siano illustrate, in maniera metodica e capillare, con l'aiuto di varie competenze, le molteplici indicazioni teologiche, ecclesiologiche, pastorali, spirituali, pedagogiche. L'enciclica attende una ricezione corale per divenire vita, prospettiva vocazionale, azione trasfiguratrice delle relazioni con il creato, liturgia, gloria a Dio'.

'A conclusione del Convegno ecumenico 'Il tuo cuore custodisca i miei precetti' (Milano, 19-21 novembre 2018), voluto dalla Commissione Episcopale per l'Ecumenismo e il Dialogo e promosso dall'Ufficio Nazionale per l'Ecumenismo e il Dialogo interreligioso della CEI, assieme alle Chiese cristiane che sono in Italia, si giunti a formulare alcune indicazioni per le nostre comunit. Possono diventare riferimenti per le iniziative pastorali in questo periodo: comunicare la bellezza del creato; denunciare le contraddizioni al disegno di Dio sulla creazione; educare al discernimento, imparando a leggere i segni che il creato ci fa conoscere; dare una svolta ai nostri atteggiamenti e abitudini non conformi all'ecosistema; scegliere di costruire insieme una casa comune, frutto di un cuore riconciliato; mettere in rete le scelte locali, cio far conoscere le buone pratiche di proposte eco-sostenibili e promuovere progetti sul territorio; promuovere liturgie ecumeniche sulla cura del creato in particolare per il 'Tempo del Creato' (1 settembre - 4 ottobre); elaborare una strategia educativa integrale, che abbia anche dei risvolti politici e sociali; operare in sinergia con tutti coloro che nella societ civile si impegnano nello stesso spirito; le Chiese cristiane sappiano promuovere scelte radicali per la salvaguardia del creato'.

'In che misura le nostre comunit sono sensibili a queste necessit impellenti per evitare il peggioramento della situazione del creato, che pare gi al collasso? Gli stili di vita ci portano a riflettere sulle nostre relazioni, consapevoli che la famiglia umana si costruisce nella diversit delle differenze. Proponiamo alcune opposizioni su cui riflettere nelle nostre comunit come invito urgente a nuove relazioni: accettare/omologare; accogliere/escludere; dominare/servire. Queste scelte risultano essere propositive per uno stile di vita in cui prevalga il senso sul vuoto, l'unit sulla divisione, il noi sull'io, l'inclusione sull'esclusione'.