‘Mission’, oltre 40mila firme per la petizione contro il reality umanitario di Rai1

Al Bano sarà tra i protagonisti di 'Mission'
Al Bano sarà tra i protagonisti di 'Mission'

Continuano le polemiche intorno a 'Mission', il reality a tema umanitario il cui debutto è previsto per l'autunno su Rai1: la scelta di Viale Mazzini di inviare alcuni vip nei campi profughi dell'Africa per "raccontare la sofferenza dei rifugiati in Sud Sudan" ha indignato migliaia di persone, che hanno deciso di manifestare la rabbia aderendo alla petizione online lanciata da Andrea Casale, studente universitario di 25 anni.

"Rai, non mandare in onda il reality 'Mission'", è l'appello rivolto all'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) da Casale, che definisce "uno spettacolo grottesco e umiliante" quello che Viale Mazzini prevede di mandare in onda "proprio sotto Natale, periodo in cui vengono lanciate le grandi campagne di raccolta fondi dalle organizzazioni non governative". Per l'autore della petizione, il fatto che personaggi come Emanuele Filiberto di Savoia, Al Bano, Paola Barale, Michele Cucuzza e Barbara De Rossi si facciano portavoce della drammatica situazione vissuta dai rifugiati è "un'operazione oscena", cui i concorrenti prenderanno parte solo per "convenienza in termini di immagine".

'Mission', anche Al Bano nel cast?

Il reality dovrebbe andare in onda su Rai1 in due prime serate, il 27 novembre e il 4 dicembre, e le riprese dei due episodi sarebbero già state ultimate, sebbene ancora non siano state resi noti i dettagli dello show, dal conduttore alle effettive modalità di messa in onda, passando per il compenso dei vip che vi prenderanno parte e la destinazione dei guadagni che otterrà la Rai dalla vendita degli spazi pubblicitari: domande senza risposta, che Casale ha rivolto non soltanto alla tv di Stato, ma anche all'Unhcr e a Intersos, l'ente non governativo italiano che collabora al progetto.

'Mission', fuori Elisabetta Canalis, dentro Filippo Magnini?

L'Alto commissariato ha a suo modo tentato di rispondere ai quesiti con una nota diffusa sul sito che conferma l'intenzione di "fornire consulenza e assistenza sui temi in questione" in quanto responsabile della gestione dei campi in cui è ambientato il programma, e difende l'intento dello show, definito "un'importante opportunità per far conoscere la situazione drammatica dei rifugiati al grande pubblico", e della Rai, di cui si dice "fiducioso che tratterà l'argomento con la massima delicatezza e sensibilità, senza spettacolarizzazione". La bufera intorno alla trasmissione non si è però placata, e a meno di una settimana dalla sua pubblicazione la petizione ha già superato le 40mila firme.

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