Celiachia, non si guarisce ma ci si può convivere bene

Red/Apa

Roma, 10 feb. (askanews) - Che cosa è il glutine? Che cosa è la celiachia e quali sono i numeri dei soggetti colpiti nel mondo? Chiarire le distinzioni tra sensibilità al glutine e al grano e puntare alla trasmissione di un forte messaggio di consapevolezza sulla malattia celiaca. Questi alcuni degli obiettivi che hanno animato gli organizzatori del Convegno Nazionale Celiachia e altri disordini Glutine Correlati: Update 2020, che si è svolto a Milano, giovedì 6 e venerdì 7 febbraio, all'Università degli Studi di Milano, presso il Centro Congressi Casa Cardinale Ildefonso Schuster.

L'appuntamento, promosso dal Centro per la prevenzione e diagnosi della malattia celiaca della Fondazione IRCCS Cà Granda ospedale Maggiore Policlinico di Milano, il Convegno, con il Patrocinio della Regione Lombardia, è diretto dal Prof. Maurizio Vecchi Docente di Gastroenterologia all'Università di Milano e dal dott. Luca Elli, Resposabile Centro Celiachia, Fondazione IRCCS Cà-Granda di Milano.

"I numeri della celiachia parlano da soli: 600mila i casi evidenziati dagli screening, pazienti in cospicuo aumento e sommerso in costante impennata - sottolinea il Prof. Maurizio Vecchi, Direttore del Convegno e direttore dell'Unità operativa di gastroenterologia del Policlinico del capoluogo lombardo - Sono infatti oltre 400mila i pazienti che oggi rappresentano la porzione nascosta di questa malattia autoimmune "accesa" dal glutine e segnata da difficoltà diagnostiche. Un quadro che la scienza sta modificando: sia per la definizione precoce della patologia, sia per il controllo della stessa. A fronte dell'incremento della malattia celiaca - prosegue Vecchi -assistiamo a una forte spinta scientifica che sta radicalmente cambiando sia la fase diagnostica che di controllo di questo tipo di patologie. Da qui, l'intensa richiesta di aggiornamenti tecnici: serve più conoscenza e un approccio multidisciplinare per gestire al meglio la malattia celiaca nella quotidianità clinica".

"La malattia celiaca - spiega il professor Vecchi - può essere contraddistinta da paradigmi aspecifici e asintomatici. Da qui, il problema delle diagnosi sfuggenti. Alle prime avvisaglie sospette - come diarrea persistente e gonfiori addominali costanti, anemia e difficoltà di assorbimento delle vitamine - ci si dovrebbe sottoporre al test. La celiachia è forse l'unica malattia che, attraverso dei marcatori sierologici, ci permette di arrivare a una diagnosi certa al 99%. La lotta al sommerso parte proprio da qui, dall'aderenza al test. Soprattutto per tutti quei soggetti geneticamente predisposti".

Dalla celiachia non si guarisce. "Ma ci si può convivere bene - continua il professor Vecchi - Se fino ad ora l'unica terapia disponibile è la dieta libera da glutine, sono in corso ricerche che mirano ad alleggerire il peso di una quotidianità alimentare rigida e con un peso economico rilevante. Oggi si sta infatti tentando di modificare la risposta immune dei pazienti e di manipolare il glutine assunto. E a breve arriveranno in tal senso sperimentazioni cliniche sull'uomo. Un panorama in continua evoluzione che richiede aggiornamenti attivi, come quelli che offriamo con il convegno".(Segue)