Céline, la macchia e la luce

Fulvio Abbate
·Scrittore
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FRANCE - 1955: Louis-Ferdinand Celine ( 1894-1961 ), French writer. Meudon, 1955-1956. LIP-5097-139. (Photo by Roger Viollet via Getty Images/Roger Viollet via Getty Images) (Photo: GETTY IMAGES)
FRANCE - 1955: Louis-Ferdinand Celine ( 1894-1961 ), French writer. Meudon, 1955-1956. LIP-5097-139. (Photo by Roger Viollet via Getty Images/Roger Viollet via Getty Images) (Photo: GETTY IMAGES)

Fra breve, pochi mesi ancora, saranno sessant’anni dalla morte di Louis-Ferdinand Céline, mostruoso ciclope tragico, eppure immenso, del romanzo del “secolo breve”, parole, le sue, pronunciate in modo esemplare; peccato abbia smesso così presto di tenerci compagnia, d’essere fra noi. Era d’estate, luglio, il primo giorno di quel mese, quando un’emorragia cerebrale lo ha strappato alla sua casa d’esilio in patria. Un “pavillon”, stile Luigi Filippo, lassù a Meudon, sobborgo piccolo-borghese parigino, poggio sopraelevato e lontano da Montmartre, il suo domicilio storico, rue Lepic, Parigi davvero lontana. A tenergli compagnia la devota moglie danzatrice, Lucette, gli amati animali, cani e gatti, eredi del leggendario Bébert, felino protagonista della sua “trilogia germanica”, racconto della fuga verso la salvezza all’ombra del “Reich millenario” ormai agonizzante.

Se il precedente romanzo era dedicato, appunto, “Agli animali, agli ammalati, ai prigionieri”, l’ultimo, il definitivo, il testamento, destinato a uscire postumo, consegna affetto assoluto unicamente “Agli animali”. Riflessi di un pessimismo profondo contrapposto alle miserie piccine dell’umano genere. E alle proprie. Céline, infatti, anche lui, in prima persona, ha molto da farsi perdonare.

Cominciando da una pubblica condotta da “collaborazionista”, sodale, sia pure con sprezzante narcisismo, dei nazisti occupanti, senza contare l’accusa di antisemitismo, il suo inaccettabile fiele letterario contro gli Ebrei, espresso in un pamphlet immondo, “Bagatelle per un massacro”. Da qui un processo per “alto tradimento”, in contumacia, dopo appunto la fuga in Germania: Sigmarigen come approdo e luogo di impossibile salvezza: nel cupio dissolvi della svastica.

Céline, tornando alla sua fine, estrema personale disdet...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.