Cellulari e tumori, una relazione che la scienza non trova

I campi elettromagnetici prodotti dai telefonini sono considerati per gli esseri umani “possibili” cancerogeni, cioè non sono ritenuti né cancerogeni “probabili”, né cancerogeni “certi”. (Credits – Flickr/Pulpolux !!!)

I giudici di Ivrea hanno riconosciuto un vitalizio per malattia professionale al dipendente Telecom che si è ammalato dopo aver passato diverse ore al giorno al cellulare per lavoro. Una sentenza che fa discutere, anche perché la scienza non ha ancora trovato una relazione tra i tumori e i cellulari.

A un dipendente Telecom colpito da neurinoma del cervello è stata riconosciuta dal tribunale la correlazione con l’utilizzo del cellulare, con i giudici che hanno stabilito che esiste un effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino. Una sentenza che, però, si affida a una presunzione e non a una certezza scientifica. Come ha spiegato il professor Diego Serraino, responsabile della struttura di Epidemiologia Onclogica del Cro di Aviano, a Repubblica, infatti “va detto che non esiste una relazione causale. Ma in questo caso va detto che visto che il paziente si è ammalato di un tumore molto raro, il neurinoma, c’è una forte probabilità che l’aver utilizzato così tanto il cellulare abbia provocato il cancro”.

Dal punto di vista scientifico, infatti, i campi elettromagnetici prodotti dai telefonini sono considerati per gli esseri umani cancerogeni di gruppo 2B, cioè i cosiddetti “possibili” cancerogeni: si tratta di un ampio insieme di sostanze e agenti sotto osservazione, che attualmente non sono ritenuti né cancerogeni “probabili”, il gruppo 2A, né cancerogeni “certi”, gruppo 1. Insomma, i cellulari sono potenzialmente pericolosi, ma secondo la scienza lo sono – al momento – come il caffè. Perché, dunque, la decisione del tribunale di Ivrea e bisogna preoccuparsi?

In realtà no, perché il dipendente Telecom è stato considerato colpito da una malattia professionale, perché ha utilizzato il cellulare per almeno 3/4 ore al giorno (telefonando, non mandando messaggi o navigando online) e lo ha fatto per 15 anni. Cifre ben lontane dall’uso normale dei cellulari per uso privato.

Inoltre, i tumori al cervello e al sistema nervoso sono estremamente rari con un’incidenza a livello mondiale di circa 3-4 casi annui ogni 100.000 abitanti. Un’incidenza così bassa implica, come spiega sempre il professor Serraino, che “un eventuale aumentato rischio comporterebbe a livello individuale un incremento minimo della probabilità di sviluppare un tumore di questo tipo nella popolazione generale”.

Insomma, i rischi sono minimi e le certezze ancora inferiori, ma ciò non toglie che bastano pochi accorgimenti per ridurre ancor più i problemi. Utilizzare sempre gli auricolari per telefonare – soprattutto se si usa spesso il cellulare per lavoro – preferire un messaggio a una telefonata se possibile e non dormire con il cellulare vicino al cuscino. Senza, però, certezze.

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