Cena di fine anno posticipata per rispettare il ramadan del compagno di classe

La 3° del Liceo Einstein (foto: Facebook)

Quando una classe è unita nulla può dividerla, nemmeno il ramadan. Lo possono ben dire gli studenti della 3A del Liceo Scientifico Einstein di Torino, che hanno compiuto un gesto che insegna molto su come portare avanti una convivenza civile fruttuosa. Il senso civico di questi ragazzi si è espresso in uno spostamento strategico di una cena di fine anno che altrimenti sarebbe dovuta avvenire senza uno dei compagni di classe.

Infatti la tavolata della 3A, qualche sera fa, si è seduta alle ore 22 spaccate, quando molte altre cene di fine anno erano già concluse. Tutto è stato posticipato per permettere a Reda Herradi di essere presente: per lui il digiuno del ramadan si poteva interrompere, infatti, solo al tramonto. Reda ha spiegato ai quotidiani, che hanno voluto raccontare la storia (bella) di questa classe, come si è arrivati alla decisione: “Lo hanno fatto per me, perché sono musulmano e rispetto il digiuno per il ramadan. Ma non è stata una mia richiesta, s’intende. Ho apprezzato davvero il gesto dei miei amici“.

I compagni di classe rispondono, con naturalezza: “Non c’è niente di strano: volevamo esserci tutti e abbiamo fatto in modo che fosse così, tanto alle 20 o alle 22 non cambia niente, se sei in una città con tanti locali a disposizione“.

Si scopre che Reda ha avuto spesso modo di confrontarsi con i compagni su temi che possono sembrare scottanti, come quello della religione differente dalla totalità della classe: “Spesso mi fanno domande sul ramadan; a me piace rispondere, e l’anno scorso abbiamo anche fatto una ricerca sull’islam. Mi hanno chiesto di confrontare quello che dicevano i libri con quel che avevo imparato dalla mia famiglia, originaria del Marocco. Rispetto il digiuno da quando ho 14 anni, anche se solo da quando ne ho compiuti 16 sono diventato rigoroso. Anche mio fratello minore viene all’Einstein, e pure per lui la classe ha deciso di fare la cena più tardi“.

Il dirigente scolastico Marco Chiauzza, che da cinque anni gestisce 1400 studenti tra il liceo scientifico di via Pacini e il liceo delle scienze umane di via Bologna, dice la sua: “Per i ragazzi avere come compagno di banco uno studente musulmano o una ragazza straniera è la quotidianità e nessuno lo nota. Tra di loro sono semplicemente compagni. Stando a scuola e parlando con i ragazzi si scopre che la realtà è meno monolitica di quel che si crede e non esistono solo musulmani e cristiani, ma ragazzi che fanno scelte diverse e che a scuola si confrontano. Nella nostra scuola abbiamo molte occasioni di confronto sulle religioni: ad esempio abbiamo istituito tre giornate, una per ogni anno dalla terza in poi, per fare incontrare i ragazzi e diversi esperti. Anche l’ora di religione, da noi, affronta il tema con una visione più ampia“.

Da questi ragazzi arriva un insegnamento importante, soprattutto quando tra gli adulti spesso è la diffidenza a essere messa davanti a tutto.

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