Cento anni di Ulisse, Dublino celebra il giorno di James Joyce

Image from askanews web site
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Dublino, 16 giu. (askanews) - Come ogni 16 giugno che si rispetti, anche quest'anno a Dublino, e in altri luoghi del mondo, si celebra il Bloomsday, ossia la festa che ricorda il giorno del 1904 nel quale si svolge per intero la trama di uno dei romanzi più famosi della storia della letteratura di tutti i tempi: "Ulisse" di James Joyce. Ma in questo 2022 la ricorrenza è duplice, perché cade anche il centenario della pubblicazione della monumentale opera dello scrittore irlandese uscita per la prima volta in volume nel 1922, anno per molti versi tragico che ha segnato l'inizio dell'affermarsi dei fascismi in Europa, ma che, in campo letterario è stato mirabile, con anche la pubblicazione di un altro capolavoro assoluto come "La terra desolata" di Thomas S. Eliot.

Opera mondo, colossale e a tratti sfrenata, al tempo stesso però lucida e controllata, "Ulisse", come ha scritto Vladimir Nabokov è, oltre che il romanzo dei flussi di coscienza, anche "un deliberato intreccio di temi ricorrenti e una sincronizzazione di eventi banali", che unisce diversi stili e non disdegna la parodia. Insomma, al pari di Kafka, Joyce contribuisce, da modernista, a creare il moderno, ossia il modo in cui noi guardiamo al mondo e, di conseguenza, il modo in cui il mondo ci ritorna sotto forma di rappresentazione (per non dire "il modo in cui il mondo è"). A Dublino si festeggia nei tanti luoghi consacrati allo scrittore, dal James Joyce Centre alla Torre di Sandycove, dalla Marsh's Library fino al Museum of Literature of Ireland. "Attraverso i suoi piccoli dettagli - ha detto ad askanews il direttore del museo, Simon O'Connor - Joyce voleva raccontare un storia universale sull'umanità, ed è per questo che resta un romanzo così avvincente, perché ci parla di noi, di tutti i tipi umani che si trovano nella città. E poi è così onesto sulla condizione umana, sull'animale uomo".

Le dice queste cose, il direttore O'Connor, tenendo in mano una rara stampa di una poesia di Joyce, che lui stesso paragona per aggressività e ritmo a un pezzo rap contemporaneo, ma soprattutto avendo con sé una storica seconda edizione di "Ulisse", con la copertina non rinforzata e le pagine tagliate a mano. L'oggetto-libro, mirabile anche per la legatura e la leggibilità, con il rilievo della stampa sulla carta che al tatto si percepisce subito, è in questo caso il tramite per un passaggio al racconto, all'immaginario e anche alla festa di tutta una città. Pochi piani più sotto nel museo MOLI la prima edizione del romanzo è esposta in una grande teca di vetro, che rubando un modo di dire a Virginia Woolf - a suo modo una prosecutrice della lezione joyceiana, con esiti altissimi come nel caso de "Le onde" - potremmo definire "una stanza tutta per sè".

"I personaggi del romanzo - ha aggiunto O' Connor - spesso fanno e soprattutto pensano cose vergognose, ma noi simpatizziamo con loro per via dell'onestà del racconto Questa onestà è una gran cosa". Che contribuisce a definire, insieme a molti altri parametri ovviamente, la portata universale di "Ulisse", la sua grandezza e il suo ruolo seminale nel mondo della letteratura moderna. "Joyce - ha concluso il direttore - è molto simpatetico con l'umanità, e questa è una sua importante qualità di scrittore. La sua scrittura è un messaggio d'amore agli esseri umani". Nello stesso modo in cui il Bloomsday, che si è celebrato per la prima volta nel 1950, è un messaggio d'amore di Dublino (e dei suoi Dubliners) al romanzo e al suo autore.

(Leonardo Merlini)

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