Cento anni fa la strage di afroamericani a Tulsa

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Tulsa, 31 mag. (askanews) – A 100 anni dal massacro degli afroamericani, Tulsa si ferma ricordare uno degli episodi più bui della storia americana. Una ferita ancora aperta in una città spaccata dalle divisioni razziali. Il primo giugno 1921 una folla composta da bianchi iniziò ad attaccare le persone e le proprietà della comunità afroamericana in tutto il quartiere cittadino di Greenwood (soprannominato “Black Wall Street”). I tumulti scoppiarono nel corso del fine settimana seguente al Memorial Day, dopo che un giovane afroamericano, Dick Rowland, venne arrestato, accusato di aver commesso violenza sessuale contro Sarah Page, diciassettenne bianca addetta agli ascensori in un edificio commerciale. Oltre 300 afroamericani vennero uccisi, il quartiere venne distrutto, date alle fiamme più di 10.000 case e tutti i negozi.

“Black Wall Street era composta di 40 isolati, alcuni dicono 36 ma erano 40. Ora siamo una strada, ci rimane solo un isolato, quindi puoi vedere in 10 minuti quello che è rimasto per quanto riguarda le attività commerciali su Black Wall Street”, ha spiegato Kode Ransom, proprietario di un bar.

Per ricordare e cercare di facilitare una riconciliazione, Joe Biden sarà a Tulsa martedì tendendo la mano alla comunità afroamericana che invece non vuole e non può dimenticare.

“Quella mentalità che ha mandato in fiamme Greenwood in larga parte esiste ancora qui a Tulsa, in Oklahoma”, afferma Bobby Eaton, attivista per i diritti civili.

E in vista dell’anniverario, si temono nuovi scontri tra suprematisti bianchi e il movimento Black Lives Matter.