Cento euro al MWh per il gas; duecento per il petrolio. I dettagli del tetto Ue

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è tornata a chiedere un tetto al prezzo del gas russo e, davanti ai leader del G7, di fissare limiti al prezzo delle esportazioni di petrolio dalla Russia. Entrambe le misure puntano a minare la capacità finanziaria del Cremlino di continuare la guerra in Ucraina.

Gli Stati membri stanno considerando alcune proposte avanzate dalla Commissione europea per affrontare la crisi energetica. Fra le misure c'è l'introduzione di un tetto al prezzo del gas russo. Non è un'operazione priva di rischi, anche se l'Unione è riuscita a ridurre nel complesso dal 40 al 9% la sua dipendenza dalle forniture di Mosca negli ultimi mesi.

Un'altra proposta riguarda un tetto ai profitti delle società che generano elettricità da fonti a basso costo, come le rinnovabili e il nucleare. Infine, la riduzione obbligatoria dei consumi di energia, con strategie che gli Stati membri dovrebbero elaborare da soli.

Venerdì i ministri dell'energia di tutti gli Stati membri si riuniranno a Bruxelles per un incontro d'emergenza.

I dettagli del piano europeo

In sintesi la Commissione dovrebbe arrivare venerdì al summit straordinario dei ministri europei con queste proposte: taglio ai consumi, tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, tetto all'elettricità a 200 euro e price cap al gas russo che, stando alle prime stime, non dovrebbe superare i 100 euro.

Un piano che arriva sul tavolo degli Stati membri prima del discorso sullo Stato dell'Unione, come auspicato dal presidente del Consiglio Ue Charles Michel, in calendario per la prossima settimana.

Le cinque misure avanzate da Bruxelles aprono di fatto a un futuro immediato in cui l'Ue dovrà fare a meno delle forniture russe. Perché Mosca continua a minacciare la chiusura dei rubinetti verso i Paesi che introdurranno il price cap.

Il macro-obiettivo di Bruxelles, al di là del nuovo colpo da sferrare a Mosca, e frenare la crisi dell'energia redistribuendo gli extraprofitti ai consumatori e alle piccole e medie imprese colpiti dall'impennata dei prezzi. S&P stima che "la bolletta energetica dell'Europa supererà i livelli pre-pandemia di ben oltre mille miliardi di euro".

Quali proposte piacciono ai Paesi europei

Sono anche iniziative su cui manca l'accordo fra gli Stati europei e che quindi, almeno per le parti che richiedono il voto all'unanimità, rischiano di trasformarsi in un nuovo accordo al ribasso.

La riduzione dei consumi di elettricità - del 10% in generale e del 5% nelle ore di punta stando alle prime bozze - è forse la proposta che potrebbe trovare meno ostacoli.

Più complicato trovare un accordo sul tetto da 200 euro a megawattora all'elettricità, che andrebbe a intaccare i ricavi inframarginali nell' eolico, nel solare, nell'energia geotermica, idroelettrica e nelle biomasse. La Polonia sembrerebbe opporsi a questa prospettiva.

La Ue si appresta inoltre a chiedere agli Stati membri di attuare la richiesta di "un contributo di solidarietà" per le aziende di combustibili fossili. Come? Spetterà alle singole capitali europee deciderlo.

Bruxelles si impegna anche a modificare il quadro delle regole sugli aiuti di Stato per permettere un sostegno (con prestiti e garanzie) della liquidità alle imprese energetiche in difficoltà a causa dell'estrema volatilità dei prezzi.

La nota dolente: il gas russo

Sulla misura più importante, il tetto di 100 euro al gas russo, trovare un'intesa rapida non sarà facile. Il pacchetto è stato presentato ai rappresentanti dei 27 Paesi membri e, secondo quanto spiega all'Ansa una fonte europea, l'accordo al momento non c'è.

Una parte delle capitali Ue vuole estendere il limite al gas in generale, non solo a quello russo. Questo perché al momento i rubinetti da est sono chiusi e si teme che, mettendo un limite anche a quello azero o statunitense, alla fine i fornitori guardino altrove.

Ma c'è anche chi, come la Germania, continua a frenare sul price cap anche solo al gas russo. La riunione dei ministri dell'Energia di venerdì sarà l'occasione per capire il livello di accordo. La Commissione vuole muoversi sulla base dell'articolo 122 dei Trattati, che non richiede l'unanimità. Serve, comunque, una corposa maggioranza. E il rischio è che il sì definitivo al piano non si abbia al vertice informale dei leader Ue a Praga fra un mese ma al Consiglio europeo di fine ottobre a Bruxelles.