I cento giorni del governo Renzi: le promesse mantenute e quelle mancate

Al suo insediamento come presidente del Consiglio, Matteo Renzi aveva puntato tutto sulla velocità, su un governo col turbo, in grado di fare in pochi mesi quanto agli altri non era riuscito con vent'anni. La tabella di marcia se la ricordano tutti: una riforma al mese da febbraio a maggio, da quella della legge elettorale fino a quella del Fisco, passando per la riforma del Senato, del Lavoro e della Pubblica Amministrazione.

Ormai maggio è passato, Matteo Renzi ha compiuto i primi cento giorni da primo ministro ed è quindi tempo del tradizionale bilancio. E la prima cosa da dire è che di queste quattro/cinque riforme nessuna ha ancora visto interamente la luce, anche se quasi tutte hanno intrapreso il loro cammino e alcune di esse sono ormai vicine all'approdo. Ma tant'è, che davvero si potesse fare una riforma al mese era praticamente impossibile, anche per mister 40% Matteo Renzi. Ma allora, come sono andati i primi cento giorni del governo Renzi, quali promesse sono state mantenute, quali tradite e per quali bisogna ancora vedere?


LE PROMESSE MANTENUTE

Gli 80 euro in busta paga. Non si tratta di una riforma, ma comunque era la promessa più importante del governo Renzi, quella che probabilmente gli ha permesso di vincere le elezioni europee. Promessa mantenuta, il 27 di maggio gli 80 euro sono arrivati nelle buste paga degli italiani. Ora però bisogna trovare le coperture necessarie a rendere il provvedimento definitivo, senza contare che Matteo Renzi ha già fatto sapere di voler allargare a pensionati, partite iva e famiglie numerose la platea di chi potrà godere del bonus Irpef. Sul punto specifico, però, Renzi è stato di parola.

La riforma del Lavoro. Altra promessa mantenuta, il decreto Lavoro messo a punto dal ministro Poletti è diventato definitivamente legge il 15 maggio 2014, con tutte le sue modifiche in materia di assunzioni di apprendisti, innalzamento del tempo massimo in cui si può lavorare con contratto a tempo determinato (3 anni con 5 proroghe al massimo) e altro ancora. Questa legge, però, è solo la prima parte del più organico Jobs Act, che deve ancora vedere la luce.

Abolizione delle province. Ad aprile è diventata legge anche l'abolizione delle province. O meglio, il riordino delle province che ha permesso che non si votasse per il rinnovo di queste il 25 maggio. Più che di un'abolizione, infatti, si tratta di una sostituzione delle province con le città metropolitane e le aree vaste. E adesso, comunque, ci sarà da modificare il Titolo V della Costituzione, che cambierà nuovamente organi e funzioni.



LE PROMESSE NON MANTENUTE
La riforma del Senato. Una delle due grandi riforme istituzionali promesse da Renzi, la riforma del Senato si sta lentamente trasformando in una palude da cui è davvero difficile uscire. Modello francese, taglio dei senatori, elezioni diretta o meno; che cosa stia succedendo esattamente è ormai difficile capirlo. Quel che è certo è che la strada, come prevedibile, è ancora in salita. Anche perché Forza Italia non è d'accordo con l'ultima proposta di Pd e Ncd, e da parte delle opposizioni stanno arrivando una valanga di emendamenti. Il tutto è quindi ancora fermo in Commissione, i lavori dovrebbero riprendere il 10 giugno.

La riforma della legge elettorale. La si attende da anni ed è uno dei punti fermi dell'accordo tra Renzi e Berlusconi. L'Italicum è stato approvato alla Camera, ma per il momento il suo iter è bloccato al Senato. La soglia per ottenere la maggioranza con il 37% piace al Pd (che ha raggiunto il 40% alle europee), ma potrebbe non andare più bene a Forza Italia, in netto calo di consensi e superata dal Movimento 5 Stelle. Prima di capire che fine farà questa riforma, bisogna vedere se ci sarà la nascita di una nuova coalizione di centrodestra in grado di sfidare il Pd. Altrimenti, è facile immaginare che salti tutto.

Riforma della pubblica amministrazione. Ricambio generazionale, mobilità del personale, taglio dei maxi stipendi, abolizione delle prefetture; il tutto dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri il 13 giugno e portare parecchi risparmi per le casse dello Stato, ma i sacrifici previsti per gli statali potrebbe portare i sindacati sul piede di guerra. Il cammino di questa importante riforma procede, ma la promessa è ancora tutta da mantenere.

Pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. Circa 75 miliardi di euro, a tanto ammonta il debito della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese italiane. E una delle promesse del governo Renzi è quella di saldare interamente il debito entro il 2014. Missione possibile? Per il momento i lavori procedono, ma il pagamento continua a slittare: doveva essere entro maggio, poi entro l'estate, adesso entro la fine dell'anno. La sensazione è che questa promessa sia più difficile del previsto da mantenere.


LE PROMESSE DIMENTICATE (o di cui non si parla più).

La riforma del Fisco. Sarà perché di carne al fuoco ce n'è davvero tanta, ma della riforma del Fisco non c'è più traccia, nonostante anch'essa fosse stata inserita nella road map del governo. Quello che si sa è che dovrebbe essere divisa in tre pacchetti, presentati in tempi diversi, e che dovrebbe portare alla riforma completa nel giro di un anno. Ma è ancora tutto molto vago e il compito - che comprende anche la riforma del Catasto - sembra essere immane.

La spending review. 17 miliardi di risparmi nel solo 2014, 32 miliardi nel 2015 e altri ancora negli anni a seguire. Risparmi fondamentali per trovare le coperture alle tantissime promesse fatte da Matteo Renzi, ma che fine ha fatto la spending review? Difficile a dirsi, anche perché le varie misure sono state divise all'interno di altrettanti provvedimenti. Per il momento, di certo, c'è solo la vendita delle auto blu su eBay; per il resto (F35, Rai, tagli agli statali, pensioni, ferrovie, stipendi dei manager) è ancora tutto solamente sulla carta.