Centri di detenzione in Libia: le condizioni dei migranti a Zintan

Centri di detenzione in Libia

L’allarme arriva dalla Libia, dove centinaia di migranti sono stipati nei capannoni sovraffollati dei centri di detenzione di Zintan e Gharyan. Tra le montagne di Gebel Nefusa, regione a sud di Tripoli, negli ultimi nove mesi almeno 23 persone hanno perso la vita a causa di fame, tubercolosi e altre malattie. Una vera “catastrofe sanitaria“, avverte il capomissione di Medici Senza Frontiere nel Paese, Julien Raickman. Delle circa 600 persone presenti nei centri, 120 sarebbero minori, informa l’UNHCR.

Centri di detenzione in Libia

Le immagini provenienti dai centri di detenzione in Libia mostrano una realtà fatta di edifici sovraffollati e infiltrati dall’acqua piovana, dove i migranti che non riescono a trovare un posto al coperto cercano un riparo di fortuna coprendosi la testa con teli e materassi. “Probabilmente, da mesi è in corso un’epidemia di tubercolosi“, continuano i portavoce di MSF. “La situazione era così critica che durante le nostre prime visite abbiamo dovuto provvedere a diversi trasferimenti di emergenza verso alcuni ospedali”. A inizio giugno, l’UNHCR ha trasferito poco meno di un centinaio di persone da Zintan a un centro di Tripoli gestito dalle Nazioni Unite, in attesa dell’evacuazione dal Paese. Ma “cosa accadrà ora agli altri 625 rifugiati rimasti in quei centri?”, si chiede Raickman. “E cosa accadrà a quelle persone che siamo riuscite in ospedale quando avranno terminato il loro ciclo di cure?”.

Il racconto di un migrante

La maggior parte dei migranti presenti a Zintan e Gharyan proviene dall’Eritrea e dalla Somalia. Uno di loro (un rifugiato eritreo appena ventenne) racconta di sentirsi “abbandonato qui. Non possiamo tornare indietro e nessuno ci vuole accogliere da qualche altra parte. Davvero, non so dove sia il mio posto in questo mondo”.