Centro nazionale trapianti: 34 trapianti su pazienti con hiv in 2019 -2-

Red/Gtu

Roma, 30 nov. (askanews) - Dal 2017 infatti è attivo un programma sperimentale che permette il trapianto tra donatori e riceventi con Hiv.

Dopo una fase pilota avviata dal Dipartimento trapianti dell'Ospedale di Varese diretto dal professor Paolo Grossi, il protocollo è stato esteso a livello nazionale con un decreto del ministro della Salute che l'8 marzo 2018 ha abrogato il divieto di prelievo di organi solidi da donatori Hiv positivi deceduti. Ad oggi, a partire da 9 accertamenti di morte di persone sieropositive, sono stati registrate un'opposizione e 8 donazioni, grazie alle quali sono stati effettuati 12 trapianti: 3 di fegato e 9 di rene. Gli ultimi 3 interventi sono stati realizzati nel settembre scorso. Sette i centri trapianto finora coinvolti: Varese, Milano Niguarda, Modena, Genova, Ancona, Roma San Camillo e Palermo Ismett. Attualmente l'Italia è l'unico paese dell'Unione europea ad aver avviato formalmente un programma di donazione da persone sieropositive decedute.

In questo momento sono 67 i pazienti con Hiv che aspettano un trapianto: 39 attendono un rene, 25 un fegato, 2 un polmone e 1 un cuore. "Il programma sperimentale è vantaggioso non solo per le persone sieropositive ma anche per tutti gli altri pazienti in attesa di trapianto", conferma Cardillo, sottolineando che "una maggiore disponibilità di organi riservati ai pazienti con Hiv aumenta le chance per i sieronegativi, perché le due categorie di malati non sono più in concorrenza per lo stesso organo e la lista d'attesa scorre più velocemente per tutti. Ma soprattutto il programma consente di garantire l'accesso a organi di qualità e senza rischi aggiuntivi a persone che per molto tempo hanno visto precludersi la terapia del trapianto sulla base di valutazioni oggi del tutto superate dalle evidenze scientifiche".