Centrodestra: "Uniti sul Colle o alleanza a rischio", e Meloni chiede "regia permanente"

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Stavolta il dolce era solo per lei. Le pere al vino rosso, che tanto erano piaciute a Giorgia Meloni, lo scorso 20 ottobre, nelle precedente reunion a villa Grande, sono state l'omaggio di Silvio Berlusconi alla leader di Fdi. Per tutti gli altri babà di dessert, dopo i ravioli burro, salvia e pomodoro, il filetto di manzo e le verdure di contorno. E come due mesi fa, a quanto si apprende, insieme ai leader dei partiti di centrodestra, al tavolo ha preso posto Gianni Letta, gran consigliere del Cavaliere. Che stavolta è riuscito anche a sottrarsi alla foto finale dei leader, cosa che non gli riuscì la scorsa volta, immortalato in un angolo, quasi a sua insaputa.

Sul tavolo "l'analisi della situazione politica, alla luce della complessa situazione economica e sanitaria", come spiega la nota unitaria fatta uscire al termine del vertice. Berlusconi, Salvini, Meloni, Toti, Cesa e Lupi parlano di "intesa e sintonia di una coalizione che oggi governa con ottimi risultati la maggioranza delle regioni italiane e che aspira a tornare al governo del Paese".

I leader fanno inoltre sapere che il centrodestra "affronterà unito tutti i prossimi appuntamenti istituzionali ed elettorali dall’elezione del Capo dello Stato fino alle prossime elezioni amministrative e politiche". Un percorso che lega a doppio filo le strategie dell'alleanza: l'unità deve innanzi tutto passare per la prova del Colle, dove le ambizioni di Berlusconi dovranno essere declinate nel contesto ancora del tutto fluido.

Una sottolineatura su cui ha insistito Fratelli d'Italia: "Per noi - avrebbe detto Giorgia Meloni, rivolta a Berlusconi e Salvini - è facile appoggiare il nostro candidato, quello di centrodestra, ma se a voi Draghi chiede il voto che farete?". Da qui la richiesta di una regia permanente dell'alleanza con vista sul Colle, che sappia muoversi in base a quello che succederà da qui al voto, a partire dalle candidature che verranno messe in campo.

A chi lo ha visto oggi Berlusconi, che ancora non ha ufficializzato alcuna candidatura, è apparso come uno che vuole candidarsi, avendo le carte (i voti) per poterla spuntare. Una candidatura su cui tutti gli alleati hanno ribadito, tra un brindisi e una battuta, di volersi spendere con lealtà. Il dato da cui partire, è chiaro a tutti, saranno le ambizioni di Draghi, su cui Lega e Fi hanno già posto un primo ostacolo, invitandolo a restare a Palazzo Chigi. Ma resta evidente che si tratta solo di una prima mossa, su cui Giorgia Meloni ha preferito restare in disparte.

Proprio il tema del Quirinale, a quanto apprende Adnkronos, è stato al centro della riflessione che Gianni Letta ha voluto condividere: mi pare che la situazione sanitaria e la pandemia siano purtroppo di nuovo preoccupanti - sarebbe stato il suo ragionamento - quindi anche sulla vicenda della corsa al Colle dobbiamo mantenere grande prudenza, aspettando l'evoluzione delle cose. Non escludendo uno stato di necessità, insomma, che 'congeli' le caselle: sia Palazzo Chigi che il Quirinale. Sul tema, dopo il confronto si è deciso di rivedersi tra il 10 e il 12 di gennaio. Prima invece, la prossima settimana, entro fine anno, si riuniranno i responsabili degli enti locali per la discussione e il coordinamento in vista delle elezioni dei delegati regionali.

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