Centrodestra verso primo vertice elettorale, tensioni su premiership

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Roma, 25 lug. (askanews) - A pochi giorni dal vertice del centrodestra (si dovrebbe tenere mercoledì alla Camera) è sempre la questione premiership a far salire la temperatura nella coalizione. Giorgia Meloni, forte dei sondaggi che la danno saldamente primo partito dello schieramento, stronca tutte le ipotesi circolate in questi giorni, da Tajani premier all'idea di una figura terza: la regola per cui chi prende più voti esprime il presidente del Consiglio, non si tocca, dice la presidente di Fratelli d'Italia. Altrimenti, "non avrebbe senso governare insieme". Una dichiarazione dura, tanto che a stretto giro è Matteo Salvini a incaricarsi di far scendere i toni, confermando la validità della regola.

Negli ultimi giorni diverse voci nella coalizione avevano messo in dubbio l'automatismo: da Forza Italia si susseguivano gli inviti a rimandare la questione premiership a dopo l'eventuale vittoria, e c'era anche chi - ad esempio Giorgio Mulè - esplicitamente diceva: "Magari si individua una figura che nella coalizione è espressione di tutti i valori e non è esattamente del partito che vince". Fino all'ipotesi di Tajani premier per rassicurare le cancellerie europee.

Una ridda di voci che Meloni stronca in un'intervista al Tg5: "Se non dovessimo riuscire a metterci d'accordo su questo, non avrebbe senso andare al governo insieme". Dunque "confido che si vorranno confermare, anche per ragioni di tempo, regole che nel centrodestra hanno sempre funzionato, che noi abbiamo sempre rispettato e che non si capisce per quale ragione dovrebbero cambiare oggi".

Meno di un'ora dopo, è il segretario leghista a provare a smorzare la tensione: "Lasciamo a sinistra litigi e divisioni: per quanto ci riguarda, siamo pronti a ragionare con gli alleati sul programma di governo partendo da tasse, lavoro, immigrazione e ambiente. Chi avrà un voto in più, avrà l'onore e l'onere di indicare il premier".

Ma è ovvio che il tema c'è, ed agita la coalizione. Insieme all'altra questione, quella dei collegi uninominali, che dovrà essere affrontata a stretto giro, considerati i tempi ridottissimi per la presentazione di liste e candidati: anche in questo caso, Meloni rivendica il peso che i sondaggi le assegnano, per usarlo come criterio per ripartire le candidature negli uninominali. Lega e Fi resistono, cercando di far pesare ancora i dati delle ultime consultazioni a livello nazionali, dalle politiche 2018 alle Europee 2019.

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