Cercami, sequel di Chiamami col tuo nome: la presentazione a Milano

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Mercoledì 20 Novembre 2019 è stato presentato presso la sede del Memoriale della Shoah di Milano il nuovo libro di André Aciman. Intitolata “Cercami”, la nuova opera dello scrittore originario di Alessandria d’Egitto si pone come effettivo sequel di “Chiamami col tuo nome”, il primo indimenticabile capitolo. Intervistato da Cristina Battocletti, giornalista del Sole 24 Ore, l’autore si è abbandonato a riflessioni sugli amori che durano più di una vita e sulle memorie sradicate.

Cercami, sequel Chiamami col tuo nome

Nella sala conferenze gremita di persone del Memoriale della Shoah di Milano André Aciman non teme i famigerati spoiler; lo scrittore sa già che i suoi appassionati lettori hanno già divorato il secondo capitolo della saga d’amore di Elio e Oliver. I due protagonisti erano stati visti l’ultima volta separati dall’Oceano Atlantico per intraprendere uno, Elio, la carriera da musicista a Roma, e l’altro, Oliver, la professione accademica a New York. La giornalista, anche in presenza dei tre pezzi grossi di Guanda (la casa editrice che pubblica Aciman) è quasi titubante nello svelare qualsiasi cosa possa alterare la lettura dell’opera; tuttavia, l’autore la tranquillizza: “Ma lo sanno tutti il finale!”.

“Cadenza”, la memoria in Aciman

Dunque, anche in onore del luogo che ha ospitato l’evento, la Battocletti attacca con una prima domanda proprio sul succitato secondo capitolo. Senza troppo svelare, “Cadenza” tratta principalmente dell’incontro a Parigi tra il nostro Elio e un uomo francese di nome Michel. Per questo personaggio, Aciman confessa, tra l’altro, di essersi ispirato al controverso Gregor Von Rezzori, uno scrittore da lui molto amato. Questo Michel, quindi, dona ad Elio uno spartito, ed essendo Elio insegnante di musica al conservatorio di Parigi oltre che avviato musicista, gli chiede di indagare circa la sua natura.

Il Kol Nidre nascosto nella cadenza

Lo spartito si scopre essere stato donato al padre di Michel da un suo vecchio amico ebreo; questo glielo avrebbe spedito in dono pochi istanti prima di essere deportato in un campo di concentramento. Nella cadenza di Léon/Ariel, il giovane riconosce le note del Kol Nidre, un canto sacro eseguito in onore dello Yom Kippur, i giorni dell’espiazione. André Aciman confessa di essersi ispirato per questa vicenda a due diversi aneddoti sulla Shoah.

Il primo riguarda un compositore finito in un campo di concentramento; qui, non volendo separarsi dal suo adorato violino, l’infelice sarebbe stato bastonato a morte. Il secondo aneddoto racconta invece di un violinista, prigioniero di un lager, che sarebbe stato invitato a suonare durante una cena di gerarchi nazisti; qui egli avrebbe suonato proprio le note del Kol Nidre, deliziando i suoi ascoltatori, i quali gli chiesero addirittura il bis. Il successo ottenuto a cena non lo salvò tuttavia dal destino che condivise con altri sei milioni di ebrei europei.

“Tempo” e l’amore che finisce

Passando al primo capitolo di Cercami, la giornalista chiede innanzitutto ad Aciman cosa l’avrebbe spinto a proseguire la storia di Elio e Oliver. Lo scrittore ha affermato: “Mi piacevano come personaggi. […] Il loro amore ha colpito anche me”. Inoltre desiderava indagare la psiche di Samuel, padre di Elio e personaggio preferito dello stesso scrittore. Ecco perché il primo capitolo gli è tutto dedicato. La profondità delle parole del padre a un Elio dal cuore spezzato nel primo libro avrebbe mosso Aciman a concedergli un maggiore spazio in questo secondo romanzo. Legato a Samuel è in questo primo capitolo il tema dell’amore che finisce. “Smettere di amare è una cosa tremenda”, dice Aciman.

“La canzone dell’amore perduto”

L’autore si sarebbe ispirato nella composizione di alcune parti di questo capitolo a “La canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De André. Recita il testo “Ricordi? Sbocciavan le viole con le nostre parole ‘Non ci lasceremo mai, mai e poi mai’. Vorrei dirti ora le stesse cose, ma come fan presto, amore, ad appassire le rose, così per noi. L’amore che strappa i capelli è perduto ormai; non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza”. È questo un tema estremamente caro all’autore, il quale fa uscire dalla bocca di Samuel parole agrodolci sulla fine di un amore. Fine di un amore che sarebbe ancora più dolorosa di un amore non corrisposto, secondo Aciman. Per questo all’inizio del libro troviamo un Samuel di nuovo single ma timoroso di buttarsi di nuovo in pista.

“Capriccio” e la coscienza dell’amore

Il terzo capitolo di “Cercami”, tutto dedicato questa volta ad Oliver, prende il nome dalla melodia suonata da Elio per Oliver nella casa in Liguria: il Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo di Johann Sebastian Bach. Il Capriccio ritorna prepotentemente nella vita quotidiana di Oliver a New York quando meno se lo aspetta, e gli spalanca gli occhi su un fatto. Il fatto che molte volte fingiamo di non pensare a qualcuno che abbiamo amato, anche se in realtà ci pensiamo ogni giorno. Quello che dice Aciman è che non è facile sradicare dal proprio cuore le persone a noi care, o che comunque lo sono state. Molte volte, infatti, oltre a pensare a loro, noi stessi abbiamo la certezza inconscia che essi ci stiano pensando.

“Da capo” e l’Alessandria senza memoria

Tornando al tema della memoria, e in particolare della memoria ebraica, gioca una parte fondamentale l’ultimo capitolo di “Cercami”. Ambientato ad Alessandria d’Egitto, “Da capo” è allo stesso tempo un inno all’amore eterno e un invito alla memoria. Tra queste pagine Oliver afferma “Avevo paura di dimenticare il tuo viso, la tua voce, perfino il tuo odore”. L’occasione di queste parole è in particolare una visita alla casa-museo di Kostantinos Kavafis e il ricordo di una sua poesia. Poesia che illustrava come la camera da letto di un vecchio appartamento del poeta fosse stata trasformata in un ufficio, estirpandone i dolci ricordi d’amore.

Non potendo inserire la poesia nel romanzo per questioni di copyright, André Aciman l’ha sostituita con l’aneddoto di Paestum. La cittadina greco-lucano-romana diviene un perfetto esempio dell’Alessandria che dopo la cacciata della popolazione ebraica nel 1965 ha cambiato il nome delle sue vie. Nel disperato, e inutile, tentativo di crearsi una nuova identità, Alessandria si è snaturata ed ha acconsentito affinché tutti i suoi abitanti si sentissero solamente ospiti momentanei. Come afferma lo scrittore, nonostante la convivenza ad Alessandria di italiani, greci, inglesi, francesi, ebrei ed arabi, “nessuno diceva mai di essere egiziano”. Un invito chiaro a conservare la memoria biografica e storica, di persone e luoghi, e di non permettere mai a nessuno di farci dimenticare il nostro passato, per quanto doloroso possa essere; è il nostro passato che ci dà la possibilità di avere un futuro.

Un sequel anche cinematografico?

Interrogato, con grande curiosità di tutti i presenti, sulla questione se ci sarà o meno un Chiamami col tuo nome 2 in programma nei cinema, Aciman si rivela molto scettico. Nel momento di maggior successo della prima trasposizione cinematografica, tutti gli attori si erano dichiarati entusiasti nell’eventuale uscita di un secondo capitolo. Tuttavia, afferma Aciman, dal momento dell’uscita del libro, da parte di Luca Guadagnino, regista di Chiamami col tuo nome, non sarebbero più giunte notizie. Ricordiamo che il suddetto film è riuscito a vincere un Oscar nel 2018 per la migliore sceneggiatura non originale di James Ivory.