"Cerco ancora la mia strada, ma conta il presente". I messaggi in bottiglia di Draghi

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REUTERS/Yara Nardi (Photo: Yara Nardi via Reuters)
REUTERS/Yara Nardi (Photo: Yara Nardi via Reuters)

“Da piccolo, dagli 11 fino a 20-21 anni, mi sarebbe piaciuto essere un atleta, quello che mi piaceva di più era fare sport, essere un bravo giocatore di pallacanestro”. Lo ha raccontato Mario Draghi ai ragazzi del Punto Luce Save the Children rispondendo alla domanda “cosa volevi fare da grande”. “Poi - ha ribadito toccando più e più volte il concetto - mi sono reso conto che non era importante ciò che volevo diventare, ma quello che sei e l’esperienza più importante è ora, quello che stai facendo in quel momento. La cosa che fa dispiacere è quando uno non si sente più interessato da quello che fa. Sognare va bene ma conta l’oggi”.

“Per chi cerca la sua strada - ha aggiunto -, anch’io la sto ancora cercando ma per i giovani è più difficile perché non avete una strada prima e il passato non vi aiuta, anche se nello stesso tempo è meglio perché vedete il futuro non avete limiti, la cosa più importante siete voi. Siete la cosa più importante che avete, se vi sentiti bene, se siete soddisfatti, identificati coinvolti. Ci vuole grinta, ci vuole passione”. Insomma, parole che se guardate in controluce potrebbero fare pensare all’imminente corsa per il Quirinale. Ogni interpretazione è consentita.

Il premier ha ricordato il suo sogno di fare il play maker scherzando sulla sua altezza: “Immediatamente mi hai guardato le gambe - ha detto rivolto a uno dei ragazzi a c - e ti sei chiesto ‘come potevi mai nella tua testa avere quella ambizione se sei così basso’? Faccio una premessa, all’epoca la mia altezza andava benino per certi ruoli come il play maker. È una delle tante cose che ho provato e non andata bene però mi sono divertito tantissimo nel frattempo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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