Cesa: "Grande dolore per inchiesta, l'archiviazione una liberazione"

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''Ho provato grande dispiacere a essere considerato uno 'ndranghetista. Io che sono sempre stato attento a chi frequentavo. E' stato un dolore profondo, anche perché ha sofferto tutta la mia famiglia, non è stato affatto facile. Ma nella mia vita sono sempre stato un garantista e ho vissuto così anche la mia vicenda giudiziaria, confidando molto nel'operato della magistratura. E alla fine sono stato prosciolto, ne sono uscito fuori...''. Lorenzo Cesa racconta all'Adnkronos come ha vissuto il processo a suo carico nell'ambito dell'inchiesta 'Basso Profilo' incentrata su presunti illeciti rapporti tra alcune cosche di 'ndrangheta del crotonese con imprenditori ed esponenti della pubblica amministrazione.

Ora che il 19 novembre scorso il gip del Tribunale di Catanzaro ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla Dda, il leader dell'Udc si sente 'liberato' da un peso (era accusato di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e all'epoca dei fatti, risalenti al 2017, ricopriva la carica di europarlamentare). ''La mia vicenda si è conclusa con una grande liberazione'', confida Cesa, anche se ''una volta lette le carte e le accuse, avevo capito che non c'era nulla e mi sono sentito tranquillo. Ho vissuto tutto con grande serenità, avendo fiducia nei giudici, che alla fine mi hanno dato ragione".

"Certo -ribadisce Cesa- essere paragonato a uno 'ndranghetista ti fa soffrire tantissimo. Per questo, mi auguro che anche da parte della politica e della magistratura venga fatta una riflessione. Prima di arrivare a certe conclusioni, bisognerebbe prestare molta attenzione, perché in un attimo si va a incidere indelebilmente sulla vita di una persona e della sua famiglia. Lo ripeto, ho grande rispetto nei giudici, al punto che quando si sono presentati a casa mia per informarmi che fossi indagato, io subito mi sono dimesso da segretario dell'Udc per rispetto innanzitutto nei confronti della comunità che rappresento, ma spero che anche tra i magistrati venga aperta una riflessione''.

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