Cesvi: 828 mln soffrono la fame, 150 mln in più con la pandemia

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Milano, 4 nov. (askanews) – Nel 2021 il numero delle persone malnutrite nel mondo è salito a 828 milioni, 46 milioni in più rispetto al 2020 e 150 milioni in più rispetto a prima della pandemia di Covid-19, con effetti evidenti nell’Africa Subsahariana, Asia meridionale, Sud e Centro America. E’ quanto emerge dal “Global Hunger Index” di cui il Cesvi cura l’edizione italiana.

“I progressi degli ultimi 20 anni nella lotta alla fame si sono completamente arenati, stiamo vivendo una situazione di stallo e in alcuni Paesi e regioni anche un’inversione di tendenza” ha spiegato Valeria Emmi, Networking and Advocacy Senior Specialist di Cesvi, aggiugnedo “è la prevalenza della denutrizione a preoccuparci particolarmente cioé quell’indicatore che ci dice qual’è l’inisicurezza alimentare di tutta la popolazione, l’inadeguata assunzione calorica e quindi di cibo”.

Rispetto al 2014 la fame è aumentata in 20 Paesi ed valutata grave o allarmante in 44 Paesi su 121, principalmente in Africa. La situazione più tragica si registra in Yemen a causa della guerra e in Etiopia, Somalia e Kenya, dove una delle peggiori siccità degli ultimi quarant’anni sta mettendo a rischio la vita di milioni di persone.

“Che cosa è cambiato negli ultimi anni, è il sovrapporsi di crisi protratte e crescenti: conflitti, cambiamenti climatici, pandemia da Covid-19 di fatto stanno esacerbando questa situazione, sta mettendo a rischio la popolazione nell’accesso al cibo” ha proseguito Emmi, ricordando che “una raccomandazione dell’Indice globale della fame è quella di agire subito per trasformare i nostri sistemi alimentari mettendo al centro le popolazioni, e quindi le comunità locali, e sicuramente rispondere ai bisogni umanitari crescenti con maggiori risorse ma senza perdere di vista la resilienza ovvero quella capacità di adattarsi e di superare gli choc esistenti”.

“Cesvi lavora da 40 anni in diversi Paesi del mondo per affrontare le emergenze e lo sviluppo dopo le emergenze delle varie popolazioni vulnerabili. L’anno scorso abbiamo sviluppato 130 progetti in 22 Paesi in quattro Continenti” ha affermato la presidente di Fondazione Cesvi, Gloria Zavatta, spiegando “abbiamo progetti in Zimbabwe molto importanti, per esempio, con delle coltivazioni di arance che possono aiutare una comunità molto vasta per autodeterminarsi ed entrare in un’economia di mercato razionale che possa superare le situazioni di grave criticità di questo Paese”.

Il rapporto è stato presentato all’Acquario Civico di Milano in occasione dell’inaugurazione della mostra “The last drop” del fotografo Fabrizio Spucches e curata da Nicolas Ballario, che fa un parallelo fra il conflitto in Ucraina e l’insicurezza alimentare nei Paesi del Corno d’Africa. “Rappresentano due mondi purtroppo molto vicini accumunati da quelllo che è il tema della fame, della povertà e delle popolazioni vulnerabili” ha sottolineato Zavatta, concludendo “è molto interessante ci tocca il cuore, ci tocca l’anima, ma ci può dare anche una speranza per trovare le soluzioni per affrontare queste criticità e poter aiutare a risolverle”.