#Champagneday: in alto i calici per la giornata mondiale delle bollicine francesi

(Adnkronos) - Nata nel 2009 dall’iniziativa di Chris Oggenfus, blogger ed esperto di vino californiano, lo Champagne Day che si celebra proprio oggi è la giornata mondiale dedicata alle celeberrime bollicine francesi che vuole dare spazio alla celebrazione collettiva ed universale aperta a tutti gli estimatori dello Champagne in tutto il mondo.

Si tiene ogni anno il quarto venerdì del mese di ottobre. La vocazione è proprio quella di una celebrazione collettiva e aperta a chiunque abbia voglia di fare un brindisi tra amici o colleghi, o magari cimentarsi in una cena e sperimentare abbinamenti cibo-Champagne a tutto pasto, oppure ancora partecipare ad uno degli eventi organizzati da ristoranti, enoteche e wine bar, alcuni dei quali possono essere selezionati sul sito ufficiale che il Comité Champagne ha dedicato alla giornata. I canali social, Instragram, Facebook e Twitter, saranno il mezzo di condivisione dell’esperienza attraverso l’hashtag #Champagneday.

Per coloro i quali decideranno di approfittare della giornata per momenti casalinghi di degustazione e festeggiamenti con amici e parenti c’è da ricordare che lo Champagne è un vino assai versatile che, nelle sue diverse tipologie e sfumature, può essere un ottimo percorso di abbinamento a tutto pasto. Il suggerimento migliore in questo caso è quello di affidarsi al vostro enotecario di fiducia.

Senza dimenticare che si tratta appunto di una festa, l’abbinamento può esulare anche dal classico cibo-vino e sconfinare nel campo del cinema e della musica: su Spotify potrete anche scaricare la playlist dedicata allo Champagne Day.

La giornata odierna di celebrazione è anche un’ottima occasione per soffermarsi sui numeri e i mercati delle bollicine d’Oltralpe. Post pandemia il settore dello Champagne ha visto letteralmente volare i suoi numeri, segnando risultati strabilianti per il 2021 e previsioni di crescita estremamente interessanti.

A livello globale il giro d’affari globale stimato crescerà del 64% entro il 2032 raggiungendo gli 11,5 miliardi di euro. Il 2021 è stato chiuso con esportazioni record: 320 milioni di bottiglie, il volume più elevato degli ultimi 10 anni (+31% vs 2020, +8 % vs 2019) per un giro d’affari di 5.7 miliardi di euro (+36% vs 2020, +14% vs 2019) come raccontano i dati del Comité Champagne.

Il mercato interno, quello francese, è in crescita del 25%, tornando così allo stesso livello raggiunto nel 2019, mentre le esportazioni salgono del 37% rispetto al 2020 e del 15% rispetto al 2019. I primi tre mercati esteri delle bollicine francesi in termini sia di volumi che di valore sono: Stati Uniti (34,1 milioni bottiglie, +63,9% vs 2020 per un valore di 793 milioni di euro), Regno Unito (29,8 milioni di bottiglie, +40,5% vs 2020 per un valore di 503 milioni di euro) e Giappone (13,8 milioni di bottiglie, +28,1% vs 2020 per un valore di 354 milioni di euro).

A sorprendere è il sesto posto della classifica in termini di volume che dopo Germania e Belgio (rispettivamente quarto e quinto posto) vede l’Australia importare 9,9 milioni di bottiglie, +16,5% rispetto al 2020. In termini di valore "The Land Down Under" scende al settimo posto (a causa del balzo avanti dell’Italia che salta da settima a quinta posizione tra volume e valore) ma aumenta comunque il suo valore del 40%, passando dai 113.5 milioni di euro del 2019 ai 160 milioni del 2021.

Per quanto riguarda il mercato asiatico le stime di Future Market Insights per il periodo 2022–2032 prospettano una crescita che dovrebbe arrivare a valere 630 milioni di euro entro quest’anno, pari a circa il 18% del mercato globale, grazie anche al crescente interesse delle nuove generazioni verso nuovi prodotti e stili di consumo.

L’Italia conferma essere il quinto mercato per quanto riguarda l’export e il giro d'affari mentre è in settima posizione in termini di volumi: nel 2021 nel Belpaese sono sbarcate 9,2 milioni di bottiglie di Champagne, con un incremento del 32,8% rispetto al 2020 e del 10,8% rispetto al 2019.

A valore l’Italia raggiunge quota 200,1 milioni di euro e fa registrare una crescita del 36,3% rispetto al 2020 e dell’11,3% rispetto al 2019.

Colpisce però un dato, che distingue il mercato italiano dal panorama globale: i gusti degli italiani si indirizzano verso la scelta di Champagne di pregio e il mercato italiano è connotato proprio da questa tipologia di domanda, che ne spiega anche le differenti posizioni nelle classifiche a seconda che si parli di volumi o di valore. Sostanzialmente in Italia, seppure si beve meno Champagne che altrove, i consumatori sono più attenti a fattori quali prestigio, top di gamma, millesimati, e cuvée speciali, che rappresentano da soli quasi il 9% delle importazioni a volume.

Sempre secondo i dati del Comité Champagne se proviamo a entrare un po’ più nel dettaglio dei gusti nostrani e comparare, in termini di valore, le spedizioni di tipologie di Champagne del 2021 tra Italia e Stati Uniti - che nella classifica generale in termini di valore ricordiamo si attestano rispettivamente al quinto e primo posto - scopriamo per esempio che per quanto riguarda le Cuvées de Prestige il 16% del valore complessivo di tutti gli Champagne importato negli USA sono Cuvées de Prestige, mentre l’Italia importa un numero più elevato di questa tipologia di bollicine, il 20%.

In questo caso il dato italiano è il più alto rispetto a tutti i paesi europei (Regno Unito 12%, Spagna 14%, Germania 9%) e solamente allargando gli orizzonti troviamo mercati che battono l’Italia in questo senso: si tratta del Giappone che riceve il 31% di Cuvées de Prestige e dei mercati cinesi che arrivano a importarne il 32% sul totale degli Champagne. Ciò a dimostrazione del fatto che una buona fetta del mercato nostrano è orientata verso quegli Champagne che si posizionano più in alto nella piramide qualitativa.

Gli italiani prediligono anche i grandi marchi, il 78,7% è infatti la quota di mercato a volume detenuta dalle Maison, i vignerons e le cooperative detengono rispettivamente il 15,7% e il 5,6% del mercato, ancora più appariscente risulta questa tendenza ragionando in termini di valore con l’84.4% detenuto dalle Maison, l’11,8% dai vignerons e solamente il 3,8% dalle cooperative.

Che i gusti italiani siano più in linea con i mercati asiatici di Giappone e Cina, rispetto ad altri mercati europei e al mercato statunitense, lo attesta anche il ruolo che ricopre nel nostro mercato in termini di valore lo Champagne rosé: il 7%, a fronte del 20% di USA, del 15% nel Regno Unito e del 17% della Germania, un numero molto più in linea con le percentuali giapponesi del 9% o dell’area cinese con il suo 8%. Il trend delle bollicine in rosa che si è guadagnato fette importanti sia negli States che Oltremanica, invece ancora non ha attecchito altrettanto bene né sui mercati asiatici né nel Belpaese.

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