Che fine ha fatto il vaccino Johnson & Johnson?

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- (Photo: Simona Granati - Corbis via Corbis via Getty Images)
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Monodose, conservabile in frigo, effettuabile in farmacia. Sembrava una piccola rivoluzione nella contrasto alla pandemia di Covid-19 poi, d’improvviso, è quasi sparito dai radar: si tratta del vaccino a vettore virale Johnson & Johnson. Tra la richiesta di autorizzazione agli enti regolatori per le future seconde dosi, somministrazioni in calo, fiale che rimangono nei frigoriferi e altre che sono già scadute: ecco che fine ha fatto il farmaco prodotto dalla società statunitense.

Migliaia di fiale di J&J rimaste in frigo e mai usate. Alcune sono già scadute

Quarantamila. È questo il numero delle dosi di Johnson & Johnson nella disponibilità delle Asl e delle farmacie del Piemonte che a settembre erano pronte a tornare a Roma per essere redistribuite altrove. Una parte, inutilizzabile, era già scaduta e destinata allo smaltimento. Si è trattato di un’operazione in linea con la nota inviata dall’Unità di crisi alle aziende sanitarie, funzionale alla restituzione di parte delle forniture su richiesta della struttura commissariale centrale per censire le dosi in eccedenza, “a condizione che siano congelate e inscatolate in confezioni integre/sigillate, indicando il numero dei lotti e le effettive scadenze”.

Una situazione, quella piemontese, che non è certo isolata. Già a metà luglio, le Regioni avevano chiesto alla struttura commissariale la sospensione delle consegne causa scarso utilizzo sia per Johnson & Johnson che per AstraZeneca. L’inutilizzo di queste dosi prolungato nel tempo - veniva sottolineato - rischiava di portare a scadenza interi lotti di vaccino. E come ricordava Wired dopo l’estate, ad inizio settembre, risultavano restituite dalle Regioni alla struttura commissariale circa 315mila dosi di Johnson&Johnson prossime alla scadenza.

D’altronde, in Italia le somministrazioni del farmaco prodotto dalla società statunitense hanno seguito una parabola discendente: basti pensare che, secondo i dati forniti dal governo, nella settimana dal 3 al 9 maggio le dosi somministrate erano state 90.091 su 3.320.393 totali (pari al 2,71% circa), mentre la scorsa settimana (27/09 - 03/10) il bollettino ha registrato 5.128 dosi Janssen su un totale di 1.131.404 (pari al 0,45% circa).

Anche J&J verso la seconda dose

Eccedenze nostrane a parte, da oltreoceano giunge una novità. Come ha riportato per primo il New York Times, Johnson & Johnson ha presentato alla Food and Drug Administration, agenzia del farmaco Usa, la richiesta di autorizzazione per un richiamo del proprio vaccino anti-coronavirus nei soggetti con età pari o superiore ai 18 anni. La società ha dichiarato che il richiamo somministrato 56 giorni dopo la prima dose fornisce una protezione del 94% contro la malattia sintomatica e al 100% contro la malattia grave, a partire dai 14 giorni dopo il richiamo.

Nel dossier presentato all’ente regolatorio americano ci sono anche dati che mostrano come, quando il richiamo viene effettuato a sei mesi di distanza dalla prima, i livelli di anticorpi aumentano di 9 volte a una settimana dalla somministrazione del booster e continuano a salire fino a diventare 12 volte più alti a distanza di quattro settimane.

Dopo aver sottoposto i risultati alla FDA, Johnson & Johnson si dice pronta a presentare il proprio dossier anche agli altri enti regolatori, all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e ai gruppi consultivi tecnici nazionali sull’immunizzazione (Nitag). Negli Stati Uniti, il vaccino aveva ricevuto il via libera all’uso di emergenza il 27 febbraio 2021 e già l′11 marzo aveva incassato lasciapassare anche in Europa.

A tale proposito Marco Cavaleri, responsabile vaccini e prodotti terapeutici per Covid-19 dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema), ha dichiarato: “Siamo in contatto con Johnson & Johnson per capire quando ci sarà un pacchetto di dati clinici che possa supportare una potenziale autorizzazione di una seconda dose” del suo vaccino monodose. Sono recentemente stati diffusi da J&J i dati di un ampio studio su sicurezza ed efficacia delle due dosi, ma con un intervallo di 2 mesi l’una dall’altra. Quello che discuteremo è anche quale sia l’intervallo utile per la seconda dose. E noi potremmo decidere nelle prossime settimane cosa fare su questo”.

Quando J&J era stato raccomandato per over 60 e per la popolazione “hard to reach”

Con la circolare del 18 giugno 2021, il Ministero della Salute aveva raccomandato il vaccino monodose Johnson & Johnson per soggetti di età superiore ai 60 anni. “Qualora si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione ed in assenza di altre opzioni - ha però precisato il Comitato tecnico scientifico - il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente”.

La circolare chiarisce che in particolare “potrebbe essere somministrato nel caso di campagne vaccinali specifiche per popolazioni non stanziali e/o caratterizzate da elevata mobilità lavorativa e, più in generale, per i cosiddetti gruppi di popolazione hard to reach. Infatti, in tali circostanze, peraltro già indicate dal CTS, considerate le criticità relative alla logistica e alle tempistiche della somministrazione di un ciclo vaccinale a due dosi, il rapporto benefico/rischio della somministrazione del vaccino Janssen in soggetti al di sotto dei 60 anni potrebbe risultare favorevole”. Il riferimento è alla vaccinazione delle persone con meno di 60 anni, in particolare per quanto riguarda la vaccinazione di migranti e senza tetto o residenti in luoghi difficili da raggiungere. La decisione del vaccino monodose sarebbe dovuta anche ad una più difficile rintracciabilità a livello sanitario.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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