A che punto è la discussione sulla creazione di un esercito europeo

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AGI - L'Unione europea vuole il suo esercito. Non può più fare affidamento solo su Stati Uniti e Nato. E la dimostrazione lampante è stato "il tragico bilancio della duplice missione in Afghanistan", come ha sintetizzato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. "Eravamo andati per sconfiggere il terrorismo e costruire uno Stato democratico, gli ultimi venti giorni hanno dimostrato che non siamo riusciti in nessuna delle due", ha scritto sul suo blog in cui non ha risparmiato qualche frecciatina gli Stati Uniti di Joe Biden, alleato in cui Bruxelles aveva riposto fin troppe speranze dopo il difficile mandato di Donald Trump.

"Siamo andati in Afghanistan con i nostri alleati americani. Ne usciamo con loro. Ma le implicazioni di questa nuova situazione non sono identiche per gli Stati Uniti e per l'Europa, motivo per cui quest'ultima dovrà presto fare scelte in linea con i propri interessi strategici", ha sottolineato il leader Ue. 

Dello stesso avviso anche l'Alto rappresentante dell'Unione per la politica estera, Josep Borrell: "Biden è il terzo presidente Usa di fila ad avvertirci che gli Stati Uniti si stanno disinteressando dei conflitti globali” e “che gli europei devono svegliarsi e prendersi le loro responsabilità e ciò non va contro la Nato né contro le nostre alleanze”, ha detto al termine della riunione dei ministri della Difesa a Brdo, in Slovenia.  

Se non altro, dopo la bruciante sconfitta a Kabul, l'Ue sembra voler imparare la lezione. "La necessità di avere una difesa comune non è mai stato così evidente, gli eventi in Afghanistan sono stati uno spartiacque", ha spiegato Borrell che il 16 novembre presenterà al Consiglio dei ministri della Difesa la sua proposta per la bussola strategica che prevede una forza d'intervento composta da 5 mila soldati europei. "Quando fu proposto l'esercito europeo negli anni novanta si parlò di 50 mila soldati. Questa volta saranno di meno ma sicuramente meglio addestrati e più preparati ad intervenire", ha sottolineato. 

“La crisi afghana fornisce ulteriore conferma di quanto sia instabile e incerto il panorama geostrategico e ci porta una serie di lezioni che dobbiamo apprendere come Unione Europea: è necessario migliorare la nostra capacità di anticipazione strategica, valorizzare le peculiarità e gli strumenti propri dell'Unione, dotarci delle capacità necessarie per operare efficacemente ma soprattutto avere la volontà di impiegarle in modo efficace e coerente in relazione agli obiettivi. Credo che lo bussola strategica debba riflettere tutte queste esigenze e sono convinto che debba essere un documento ambizioso e concreto, che guardi con realismo anche ai rapporti con i principali partner, in primis la Nato”, ha affermato il inistro della Difesa, Lorenzo Guerini, nel suo intervento.

C'è però, ancora volta, da superare lo scoglio dell'accordo comune. Per quanto tutti siano convinti di dover rilanciare la politica estera e difesa comune dell'Ue, non tutti i Ventisette si sono espressamente detti a favore della forza d'intervento. Manca la tanto agognata unanimità e l'obiettivo è proprio di superarla per poter dare il via in futuro alle missioni militari dell'Ue.

La ministra della Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha proposto nel suo intervento il ricorso all'articolo 44 del Trattato dell'Unione che permetterebbe la partecipazione alle operazioni in base alla volontà degli Stati. Non tutti i Ventisette, in sostanza, sarebbero costretti a prendere parte a una missione Ue. "Finora non è mai stato utilizzato l'articolo 44 e io sono pienamento d'accordo sul ricorso a questa possibilità", ha spiegato Borrell.

"Lo valuteremo ma l'articolo 44 richiede comunque una decisione unanime dal Consiglio e, poi, potranno partecipare alla missione solo coloro che lo vorranno. Non tutti devono partecipare ma tutti devono essere d'accordo", ha sottolineato il capo della diplomazia Ue. 

"Per i piccoli Stati come la Slovenia, l'unanimità è importante ma qualche volta bisogna decidere cos'è più importante: agire in fretta o restare bloccati con l'unanimità?", ha sottolineato il ministro della Difesa della Slovenia (Paese che detiene la presidenza di turno dell'Ue), Matej Tonin. "Penso che il punto principale su cui gli Stati discuteranno sia se vogliamo passare dal principio di unanimità al principio di maggioranza. Quando la maggioranza decide, possiamo andare. E chi vorrà potrà partecipare all'operazione", ha aggiunto. Per poter superare l'unanimità serve però, almeno un'ultima volta, l'unanimità.

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