A che punto siamo col riscaldamento globale e con l'inquinamento?

Redazione
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A che punto siamo col riscaldamento globale e con l'inquinamento?
A che punto siamo col riscaldamento globale e con l'inquinamento?

Un'analisi di Vontobel evidenzia gli aspetti che gli investitori devono tenere in maggior considerazione per contribuire a mitigare gli effetti delle deriva ambientale. Sarà sempre più importante investire in tecnologie rinnovabili

Di fronte alle crescenti proteste contro quella che è ormai una minaccia inarrestabile per il pianeta, il cambiamento climatico, Pascal Dudle, Head of Listed Impact di Vontobel, analizza alcuni fenomeni che gli investitori dovrebbero conoscere per meglio orientare le loro strategie nel contrasto al surriscaldamento globale.

I DATI PIU' ECLATANTI DEL REPORT

Il primo dato è allarmante e riguarda i gas a effetto serra che intrappolano il calore. Secondo lo studio di Vontobel, avrebbero raggiunto il livello massimo degli ultimi 800.000 anni e la concentrazione di CO2 nell’atmosfera sarebbe aumentata del 47% dall’inizio della rivoluzione industriale.

IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE

Inoltre, 20 degli ultimi 25 anni sarebbero stati tra i più caldi della storia e proprio a causa di questo aumento incontrollato della temperatura globale oltre un milione di specie animali e vegetali sarebbero a rischio estinzione. La media delle popolazioni di bestie selvatiche è già scesa del 60% in poco più di 40 anni.

A PARTE DEL PIANETA MANCA L'ACQUA

Nel 2020 – continua l’analisi – 2,2 miliardi di persone non hanno avuto accesso all’acqua potabile e 1,8 miliardi di persone l’hanno bevuta contaminata. Un fenomeno che rischia di diventare letale per parte della popolazione a livello globale, dato che, entro il 2025, si stima che 3,5 miliardi di persone vivranno in aree colpite da carenza idrica. Allo stesso tempo, Giacarta, capitale dell’Indonesia, che oggi ospita quasi 11 milioni di persone, sta affondando in mare a causa dell’eccessiva estrazione di acque di falda. Per questo motivo lo Stato sarà costretto a spostare la capitale.

L'INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Gli ultimi due dati messi in evidenza da Pascal Dudle completano il quadro catastrofico finora delineato. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno l’inquinamento atmosferico uccide 7 milioni di persone in tutto il mondo. I cambiamenti climatici potrebbero diventare irreversibili entro il 2030, stando al rapporto speciale 2018 dell’IPCC delle Nazioni Unite. L’unico modo che gli investitori hanno per provare e frenare la deriva – conclude l’analista di Vontobel – è quello di investire ogni anno 2500 miliardi di dollari.

LA TECNOLOGIA CONTRO IL CAMBIAMENTO

Da questo punto di vista la tecnologia è uno dei settori in evoluzione che può contribuire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento. La crescita esponenziale delle energie rinnovabili, ad esempio, è stata trainata dai miglioramenti che nell’ultimo decennio hanno interessato la tecnologia e può avere un impatto positivo sull’impronta di carbonio delle imprese e delle famiglie. Oggi, per una nuova installazione, il costo dell’elettricità prodotta dall’energia eolica e solare è ridotto rispetto a quello proveniente dal nucleare o dal carbone, e leggermente inferiore a quello derivante dal gas naturale. L’anno scorso, sottolinea il report di Vontobel, quasi il 90% dell’aumento della capacità produttiva totale di energia in tutto il mondo si è ottenuto grazie alla crescita dell’energia eolica, solare e idroelettrica.

L'IMPEGNO DEI GOVERNI

I governi di tutto il mondo stanno annunciando massicci pacchetti destinati alle infrastrutture ecologiche, che si sommano alle leggi e politiche adottate dai maggiori organismi internazionali per combattere la deriva ambientale a cui andiamo incontro. Una battaglia che andrà affrontata potenziando gli investimenti in energie pulite, nei trasporti a basse emissioni, nella produzione industriale efficiente in termini di risorse e nell’acqua potabile, sempre più scarseggiante. A dare impulso a queste iniziative dovrà essere anche l’obiettivo delle superpotenze globali di azzerare le emissioni tra il 2050 e il 2060. Scopo a cui ognuna lavorerà anche finanziando pacchetti statali a favore dell’ecologizzazione dell’economia.