Che succede quando trascuriamo i bambini

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Il bambino di 12 anni morto settimana scorsa dopo essere caduto in un pozzo nel parco Coronini Cronberg a Gorizia ricorda la vicenda di Alfredino Rampi: un dramma che tenne col fiato sospeso per tre giorni l'Italia intera 40 anni fa. La tragedia nella tragedia è che il tutto è avvenuto mentre stava giocando durante una caccia al tesoro.

Purtroppo però se si scorre la cronaca degli ultimi giorni sono frequentissime le notizie che riguardano tragedie in cui sono coinvolti bambini e adolescenti. Una bambina annegata vicino Napoli per una gita in pedalò, un altro ragazzino deceduto in piscina,  una giovane di 20 anni morta affogata nel Mar Adriatico.  A queste morti accidentali si aggiungono quelle frutto di drammi familiari come quella occorsa ai due gemellini orrendamente uccisi dal padre omicida/suicida che non accettava l'imminente separazione dalla moglie, e di cui ho parlato il mese scorso in questa rubrica.

Tutti questi eventi, oltre a quelli che parlano di violenza e di rapimenti, mi fanno riflettere su come i bambini siano molto trascurati nell'attuale società. Oggetto di grande attenzioni da parte delle aziende che individuano in essi un mercato interessante, sono spessissimo trascurati da genitori troppo indaffarati in mille altre cose.

Se si passa dal policlinico Umberto I di Roma si legge un'iscrizione latina: dice "in puero homo" e vuol dire che in ogni bambino c'è già l'intero uomo. Sembra un'ovvietà e invece nasconde il fatto che per gli antichi era necessario ricordare il valore del bambino al quale diversamente non si riconosceva alcuna dignità: essi almeno avevano consapevolezza di un problema sul quale noi siamo chiamati a fare molti passi in avanti.

Durante un lockdown per altro assolutamente necessario, poco però ci siamo soffermati a riflettere sulla tragedia che stava colpendo giovani e bambini. Costretti a rinunciare alla scuola, allo sport, alle loro relazioni amicali e confinati tra quattro pareti alla indigestione virtuale si sono immediatamente assuefatti a non avere relazioni reali. I dati di crescita vertiginosa dei social sono lì a dimostrarlo. Tutto ciò ha fatto un gravissimo danno perché mentre noi adulti ci rendiamo conto del problema, il giovane, grazie alla sua flessibilità, si diseduca a fare a meno di ciò che è essenziale, subendone gravi danni non sappiamo quanto permanenti.

Il punto è che non ci pensiamo abbastanza. Diamo un'occhiata svogliata alla notizia e passiamo avanti. Guardiamo a con quanta banalità affrontiamo il problema della riapertura delle scuole, dove il problema della "presenza", non solo per la didattica ma proprio per le relazioni reali, sembra essere davvero in secondo piano. Su cosa avverrà a settembre le idee sembrano essere molto confuse e le iniziative per ristabilire quella normalità di cui abbiamo assoluto bisogno spesso sono lasciate alla buona volontà dei singoli, all'autogestione virtuosa di famiglie, di parrocchie, comuni senza tener conto che non tutti sono in grado di rispondere con prontezza a questa emergenza. E così rischiamo di trascurare i nostri bambini.

La tragedia di Gorizia ci aiuta a riscoprire il valore del bambino. Lo strazio dei genitori è dell'intera comunità mette in rilievo quanto il bimbo sia promessa di vitalità, portatore di entusiasmo e di gioia. La morte di uno di loro per motivi futili è un male inaccettabile e insuperabile che non ci lascia. Siamo tutti chiamati a stringerci attorno  al dolore di questi genitori ma soprattutto a farci carico dei nostri bambini, ad avere chiaro che abbiamo il compito di investire, sul serio, su di loro.

Siamo chiamati ad impegnare le nostre migliori risorse ed energie sulla scuola, sullo sport, su attività educative che non devono essere di mero parcheggio ma luoghi in cui il bambino, protagonista e al centro di un interesse massimo, cresce e viene educato in modo sano. Tutti noi adulti siamo chiamati a sentire la responsabilità di custodire un'infanzia che non è solo simbolo di tenerezza e di dolcezza, ma per l'umanità concreta speranza di sopravvivenza e di unità.