Che succede se chiudono i benzinai

(Photo by Stefano Guidi/Getty Images)

La prima cosa da sapere è che non è uno sciopero. Non che cambi molto nella sostanza, ma cambia nella forma. Perché se i gestori dei distributori di carburanti hanno deciso di sospendere l'attività non è per manifestare contro qualcosa, ma perché con gli incassi ridotti al lumicino dal quasi azzeramento degli spostamenti, non ce la fanno a pagare gli stipendi. Questo, in particolare, negli impianti autostradali che, per restare aperti ventiquattr'ore su ventiquattro, hanno bisogno di almeno sei persone.

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Ecco alcuni punti chiave da tenere a mente se, come sembra, la chiusura scatterà alla mezzanotte di oggi.

  • Impianti autostradali: saranno completamente chiusi e non ci sarà possibilità di fare rifornimento in modalità self perché non sarà presente nemmeno l'addetto per il pagamento.

  • Impianti cittadini: saranno chiusi, ma resteranno attivi i self-service, almeno fino a quando nei serbatoi ci sarà carburante.

  • Trasporto merci: i mezzi pesanti si riforniscono in depositi speciali che resteranno aperti: nessun problema, quindi, per l'approvvigionamento di merci, almeno a breve termine.

  • Combustibili da riscaldamento: non sono coinvolti nell'azione.

Le organizzazioni che riuniscono i gestori degli impianti di rifornimento carburanti Faib Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc/Anisa Confcommercio lo hanno detto con chiarezza: non è uno sciopero ma una chiusura per l'impossibilità ad andare avanti.

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In serata l'intervento del governo. Il premier Giuseppe Conte ha assicurato "l'approvvigionamento dei carburanti" mentre i ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, e dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, hanno detto di essere al lavoro per promuovere "intese tra i concessionari e i benzinai". Forse un passo verso la soluzione della vicenda che riguarda i carburanti per autotrazione e non il gasolio da riscaldamento

Una situazione che ha come prologo il crollo dei consumi di carburante a causa del lockdown del paese. "C'è stato un calo molto forte dell'erogato nell'ordine dell'85%", spiega all'Agi il presidente di Anisa Confcommercio, Massimo Terzi, "e per ora non è arrivato nessun aiuto. Dai 10-11.000 litri venduti al giorno sulla rete autostradale siamo passati a 1.000 litri. Dobbiamo pagare almeno sei persone che fanno i turni visto che un impianto autostradale è aperto 24 ore al giorno. In questo momento non ce la facciamo, non vendiamo a sufficienza per pagare quei dipendenti".

Ogni gestore, prosegue Terzi, "quando chiude la giornata perde 1.000-1.500 euro al giorno. Non è né uno sciopero né una serrata ma una presa d'atto dell'impossibilità di andare avanti". Sul banco degli imputati, in particolare, "le società concessionarie autostradali che devono mettere sul piatto qualcosa per non farci andare in perdita".

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La soluzione non è nemmeno il self-service, perché, spiega ancora Terzi, "in autostrada non c'è, c'è sempre un presidio, se il cliente si mette la benzina da solo poi paga comunque al gestore, a una persona fisica". "Il self può essere uno strumento utile sulla rete ordinaria, non sulle autostrade", osserva Alessandro Zavalloni segretario generale della Fegica Cisl secondo il quale una soluzione "potrebbe essere la turnazione, tenendo aperto un impianto su 3 o uno su 4".  

A partire da domani notte quindi gli impianti autostradali potrebbero restare chiusi, compresi quelli su  raccordi e tangenziali. Via via la stessa sorte potrebbe toccare poi a tutti gli altri anche lungo la viabilità ordinaria. 

"In un Paese che, malgrado i limiti strutturali e l'assoluta drammaticità della situazione, cerca e spesso trova il modo per far scattare meccanismi di solidarietà, c'è una categoria di persone, oltre 100.000 in tutta Italia, che, senza alcuna menzione, ha finora assicurato, senza alcun sostegno né di natura economica, né con attrezzatura sanitaria adeguata, il pubblico servizio essenziale di distribuzione di energia e carburanti per il trasporto di beni e persone.

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Centomila persone che hanno continuato a fare il loro lavoro (ridotto mediamente dell'85%) a rischio della propria incolumità e mettendo in pericolo la propria salute, presidiando fisicamente il territorio, rimanendo dove sono sempre state e dove ogni cittadino di questo Paese è abituato a trovarle ogni giorno, vale a dire in mezzo alla strada", scrivono nella nota Faib Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc/Anisa Confcommercio.

Sulla questione ha risposto il governo. Il premier Conte ha affermato che l'esecutivo è pronto a "garantire l'approvvigionamento di tutti i servizi essenziali quindi", ha sottolineato, "posso garantire che sarà garantita la filiera alimentare ma anche l'approvvigionamento del carburante", aggiungendo che "la ministra De Micheli adotterà un'ordinanza che consentirà di regolamentare l'orario di apertura in modo da assicurare il rifornimento di carburante in tutta la penisola e questo è un modo per venire incontro ad alcune istanze".

"Unità d'intenti" è stata chiesta dall'Unione petrolifera a "tutte le componenti del settore, e allo stesso Governo, per garantire alla Comunità la necessaria distribuzione dei carburanti” alla luce di "una crisi molto profonda". Un'esortazione a cancellare la chiusura è arrivata anche dal garante per gli scioperi.

In una nota l'autorità ribadisce il "fermo invito a tutte le organizzazioni sindacali, fino al 30 marzo 2020, considerato lo stato di emergenza epidemiologica dichiarato sul territorio nazionale, dovuto al diffondersi del virus Covid-2019, a non effettuare scioperi che coinvolgano i servizi pubblici essenziali, dal momento che essi non farebbero altro che aggravare la condizione dei cittadini". 

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