Checco Zalone: “Io razzista? C’è la psicosi del politicamente corretto”

checco zalone

Checco Zalone, il noto attore di film apprezzatissimi dal pubblico italiano, è tornato nel mirino delle polemiche per la sua canzone sull’immigrato. In un’intervista al Corriere, infatti, Zalone spiega che ad oggi, “purtroppo non si può dire più nulla”. “Oggi – ha proseguito – non potrei scherzare come facevo, che so, su Tiziano Ferro, o sugli uominisessuali”. Il problema della società attuale, secondo Checco, è ciò che lui definisce ‘psicosi del politicamente corretto’: “C’è sempre qualche comunità – ha spiegato ancora l’attore – o qualche gruppo di interesse, che si offende”. Molte persone, in seguito alla pubblicazione della canzone, hanno definito Checco Zalone razzista: ecco come ha replicato l’attore.

Checco Zalone: “Io razzista?”

Dopo aver pubblicato la sua canzone dal titolo “Immigrato“, Checco Zalone è stato definito razzista. Tuttavia, in un’intervista al Corriere l’attore ha replicato: “Escludo che qualcuno possa essere così stupido da pensarlo davvero. Non sono razzista neanche verso i salentini, che per noi baresi sono i veri terroni. E neppure con i foggiani, anche se molti di loro si sono risentiti per una canzone che ho cantato da Fiorello. E chiedo scusa pure ai calabresi: nel nuovo film c’è una battuta terribile su Vibo Valentia”.

Inoltre, durante la conversazione, Cazzullo porta Zalone verso la politica e l’attore risponde deciso: “Ho votato per la prima volta nel 1996: Berlusconi secco. Perse. Per un po’ mi sono astenuto. L’ultima volta ho votato Renzi. E ha perso pure lui”. Infine, sulle Sardine Zalone non si esprime: “Non le ho ancora capite”. Su Matteo Salvini, invece, ha detto: “è un grande comunicatore. E un grande paraculo. Ora vedo che sta tentando di diventare un po’ democristiano…”.

Il nuovo film

Non sono mancate le discussioni nemmeno sul nuovo film di Checco Zalone, “Tolo-tolo”, nelle sale dal 1 gennaio 2020. Il significato del titolo, come ha spiegato l’attore, è “Solo solo”. “È la storia di un italiano scappato in Africa, inseguito dai debiti – ha spiegato Zalone -. Nel Paese scoppia una guerra civile. E lui tenta di rientrare in patria, unico bianco tra i profughi. Incontra una donna. E un bambino: Dudù”. La realizzazione del film “è stata un’esperienza straordinaria – ha concluso -. Abbiamo girato in Kenya, in Marocco, a Malta, dove abbiamo ricreato i campi di detenzione libici. Venti settimane di lavoro durissimo”.