Chef Cuttaia per sostenibilità filiera alimentare nel Mediterraneo

Alp

Milano, 18 set. (askanews) - "Nnumari" in siciliano significa "nel mare" ed è il nome di un progetto tanto importante quanto ambizioso dedicato alla sostenibilità della filiera agroalimentare nel Mediterraneo, da sempre straordinario luogo di incontro, contaminazione e integrazione. Ideato dallo chef Pino Cuttaia (due stelle Michelin con il suo "La Madia" a Licata, nell'Agrigentino), "Nnumari - terre unite dal mare" avrà il suo clou dal 2 al 4 ottobre prossimi quando a Licata si ritroveranno cuochi, economisti, pescatori, artigiani, allevatori, giornalisti, artigiani, imprenditori e artisti per ragionare sulle esperienze, le potenzialità e le difficoltà che accomunano i popoli che si affacciano sul Mediterraneo, "per poter costruire modelli di sviluppo sociali e ambientali replicabili e condivisi". L'iniziativa è stata presentata oggi a Milano nello Spazio Bulthaup.

"Il rischio che corre la filiera è quello che si interrompa questo know how, che si perda questo sapere. Se la filiera non viene sostenuta, si perdono secoli di storia e allora il cuoco oggi si mette in prima fila proprio perché è un punto d'incontro tra tanti saperi" ha affermato Cuttaia, sottolineando che "noi abbiamo un paesaggio che veramente ci identifica e se queste terre vengono abbandonate perdiamo i colori, perdiamo la vita, perdiamo la tradizione e soprattutto perdiamo la parte nutrizionale che è fondamentale". "Questo progetto ovviamente si sviluppa sotto un aspetto gastronomico, con l'incontro dei cuochi (gli chef sostenitori sono 24, da Andrea Berton a Moreno Cedroni, passando da Giancarlo Perbellini fino a Corrado Assenza, insieme con loro colleghi provenienti da Albania, Turchia, Slovenia, Croazia fino a Israele, ndr) ma poi toccherà l'aspetto della salute del mare, della stagionalità, del sostentamento dei piccoli produttori" ha continuato, aggiungendo che "la responsabilità di un cuoco è quella di sostenere dei mestieri che ti fanno emozionare, perché in quelle mani lì c'è veramente un sapere". "La cucina siciliana richiama anche quella di altri Paesi mediterranei e ogni mio gesto in cucina è simile a quelli che fanno altri cuochi di questi Paesi" ha proseguito il 55enne cuoco siciliano, evidenziando che "le nostre cucine dipendono dalla sopravvivenza di questo mare comune, grazie al quale condividiamo molta più storia, tradizione, cultura e saperi di quanto si usi immaginare". "Abbiamo tutti problemi in comune e abbiamo il dovere di trovare soluzioni insieme - ha concluso - ci dobbiamo muovere per tutelare questo mare che ci dà vita".

(segue)