Chi è Chiara Marletto, la fisica italiana che l'Inghilterra (e il mondo) ci invidia

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Photo credit: Viktor Forgacs on Unsplash
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Non era scontato che Chiara Marletto diventasse una delle più promettenti fisiche teoriche italiane nel mondo. Non lo era quando a 18 anni si iscrisse a Ingegneria fisica al Politecnico di Torino e lo era ancora meno quando a 14, dopo un’infanzia trascorsa a Borgo San Paolo, studiò al liceo classico Cavour, appassionandosi alla letteratura e ai classici. Eppure i suoi genitori, due quadri della Fiat, le hanno sempre detto che se ci avesse creduto avrebbe potuto fare qualsiasi cosa nella vita. Così Chiara ci ha creduto, ma così tanto da convincere anche i suoi professori che fosse brava sul serio e che meritasse una chance in una delle università più prestigiose al mondo, Oxford. Il primo a convincersi è lo scienziato Mario Rasetti, il suo relatore di tesi esperto di informazione e computazione quantistica, che dopo la laurea al Politecnico nel 2010 la incoraggia a intraprendere la strada del dottorato a Oxford. Un secondo atto di fede (ben riposta) arriva dall'ateneo britannico e in particolare dal luminare David Deutsch che, riconosciuto il talento di Chiara, la convince a restare come Research Fellow nel dipartimento di Fisica e al Wolfson College.

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È con l'incoraggiamento di Rasetti e la mentorship di Deutsch che Chiara Marletto, 34 anni, dopo diverse pubblicazioni scientifiche, si apre al grande pubblico dando alle stampe il suo primo libro non accademico: The Science of Can and Can't - A Physicist’s Journey Through the Land of Counterfactuals ovvero La scienza del possibile e dell'impossibile: viaggio di un fisico attraverso il mondo dei Controfattuali, in cui partendo da un approccio radicalmente diverso alla fisica chiama in causa la mitologia greca, Shakespeare, il gioco degli scacchi e persino il mondo dei Lego per conciliare le teorie di Newton con la fisica di Einstein. Un libro di scienze intriso di riferimenti letterari che dimostrano come gli studi classici non siano assolutamente incompatibili con le cosiddette materie Stem, ma anzi forniscano una solida base culturale per comprendere la storia della scienza e inserirsi nel solco dei grandi pensatori dell'Età Moderna.

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Nella sua opera, edita da Penguin con tanto di lusinghiera recensione del Guardian e attesa in Italia per i tipi di Mondadori, Marletto parte dall'idea di sostituire i bit, le unità di informazione del computer classico, con i QuBit, i quantum bit, che obbediscono alle leggi della fisica quantistica e hanno a disposizione più possibilità quando eseguono una computazione. "Deutsch e altri pionieri come lui dimostrarono negli Anni 80-90 che il computer quantistico, in linea teorica, è più potente, più veloce, appartiene ad un’altra categoria" — spiega al Corriere la ricercatrice, convinta che si debbano proporre principi fisici più profondi, linee guida per mettere costantemente insieme diverse leggi del moto, come la teoria quantistica e la relatività generale, pur preservando le rispettive caratteristiche principali. "Dobbiamo fornire nuovi strumenti chiave per aiutare a conciliare questi aspetti. Un po' come è stato fatto per il Covid: si provano tutti i modi possibili per risolvere il problema".

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A tal proposito Chiara Marletto parla di "dichiarazioni controfattuali", concetti che si riferiscono "a ciò che è possibile o ciò che è impossibile, al contrario di ciò che accade. Prendiamo il principio di indeterminazione di Heisenberg: è impossibile costruire un misuratore perfetto sia di posizione che di velocità per un elettrone. Heisenberg dice che non può succedere affatto, indipendentemente dalla condizione iniziale. Invece la riuscita potrebbe dipendere proprio dalle condizioni iniziali. Questo è un requisito molto più forte". Modificando insomma le condizioni iniziali si potrebbe aprire la strada a un computer quantistico universale e poi ad un "costruttore universale", una macchina ideata dal fisico John von Neumann, ma programmata per eseguire qualunque trasformazione "fisicamente possibile" e non solo calcoli. Come una sorta di stampante in 3d, potenzialmente in grado di produrre qualsiasi oggetto animato e non. La teoria del costruttore universale rappresenterebbe "un enorme passo avanti tecnologico e porterebbe a rivoluzioni che nessuno saprebbe ora immaginare" — conclude la studiosa, che con la sua opera promette di tracciare nuovi confini del sapere, abbattendo definitivamente quelli del pregiudizio verso le donne di scienza.

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