Chi è Kishida Fumio, nuovo premier del Giappone, vecchia conoscenza per l'Indo-Pacifico

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TOKYO, JAPAN - SEPTEMBER 29 : Former Japanese Foreign Minister Fumio Kishida poses for a portrait picture following his press conference at LDP (Liberal Democratic Party) Headquarter after he is elected as Party President in Tokyo Japan, on Sept. 29, 2021. (Photo by Xinhua/Du Xiaoyi/POOL/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
TOKYO, JAPAN - SEPTEMBER 29 : Former Japanese Foreign Minister Fumio Kishida poses for a portrait picture following his press conference at LDP (Liberal Democratic Party) Headquarter after he is elected as Party President in Tokyo Japan, on Sept. 29, 2021. (Photo by Xinhua/Du Xiaoyi/POOL/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Kishida Fumio, ex ministro degli Esteri negli anni in cui il Giappone lanciava il concetto di “Indo-Pacifico libero e aperto”, è il nuovo primo ministro giapponese: uscito vincitore dal voto per la leadership del Partito Liberal-democratico, il 64enne è stato confermato oggi dal Parlamento giapponese, di cui il partito al governo controlla entrambe le Camere. Prenderà il posto di Yoshihide Suga, pesantemente criticato e in crisi di popolarità per la gestione della pandemia di Covid-19, con l’obiettivo di rilanciare sul piano internazionale il lavoro portato avanti dal governo di Shinzō Abe. Il che significa un’alleanza ancora più forte con gli Stati Uniti e gli altri partner regionali in chiave anti-cinese, ma anche la volontà di aumentare il peso di Tokyo nello scacchiere ormai diventato il centro del mondo.

Tra le doti del centesimo premier del Giappone non spicca il carisma: i media lo descrivono come un moderato, un politico di lungo corso, poco incline alle sorprese. “Di sicuro non si tratta di una figura nuova nella politica giapponese”, spiega ad HuffPost Guido Alberto Casanova, analista Ispi esperto di Giappone, Cina e Corea del Sud. “È membro di una dinastia politica di Hiroshima: suo nonno era un parlamentare, il suo bisnonno era un politico influente. Ha un imprinting a favore dell’energia nucleare, ma fortemente contrario all’ipotesi che un giorno il Giappone possa dotarsi di armi nucleari. Dal 2012 è a capo di una delle fazioni più importanti del Partito Liberal-democratico; dal 2012 al 2017 è stato ministro degli Esteri del governo Abe”.

Per il Partito Liberal-democratico – sottolinea l’esperto - la continuità è pressoché inevitabile. “Nella sua storia non c’è mai stato un cambio al vertice nel segno della discontinuità. Dobbiamo però tenere presente che si tratta di un partito con molte sfaccettature: se fosse qui in Italia, abbraccerebbe uno spettro che va da Fratelli d’Italia fino a Più Europa. Al suo interno ha molte risorse che emergono a seconda delle contingenze del momento. Pur non rappresentando il nuovo, Kishida, durante la campagna per le primarie, ha preso una posizione forte a favore della redistribuzione della ricchezza, un elemento di novità rispetto al passato”.

Dal punto di vista della politica estera, dal nuovo governo ci si aspetta una continuità nella politica di contrasto all’espansionismo militare di Pechino. Nelle scorse settimane Kishida ha usato toni forti sul principale nodo da sciogliere: la questione di Taiwan, su cui Pechino rivendica la sovranità, sarà “il prossimo grande problema” del Giappone, ha dichiarato il nuovo premier, che punta a rafforzare le misure di Difesa contro le minacce provenienti da Cina e Corea del Nord.

Nei suoi cinque anni da ministro degli Esteri, Kishida è stato uno dei volti di un governo molto più attivo sul piano internazionale, che ha cercato di cambiare il posizionamento del Giappone. “La politica dell’Indo-Pacifico è un concetto che è stato elaborato dal governo Abe”, sottolinea Casanova. “Kishida era il ministro degli Esteri in quegli anni lì. Uno dei volti della promozione dell’idea di una politica indo-pacifica aperta e libera è stato proprio il suo: sa bene quali siano gli obiettivi della strategia indo-pacifica del proprio Paese e per estensione anche degli Stati Uniti, che qualche anno dopo con Trump ne hanno adottato la visione”.

È un dato di fatto che negli ultimi anni il Giappone sia diventato molto più attivo e protagonista rispetto al passato. Dal dialogo regionale con i Paesi vicini a quello multilaterale del Quad, Tokyo è presente in diversi tavoli e la sua voce è destinata ad avere un ruolo sempre maggiore. Gli analisti si aspettano che Kishida ponga un’attenzione ancora maggiore alla politica estera e prosegua nel solco tracciato da Abe nei suoi quasi otto anni di governo. La questione, del resto, era chiara anche a Suga, un primo ministro che non verrà ricordato tra i migliori del Giappone in politica estera: tra i suoi primi viaggi internazionali ci fu proprio il sud-est asiatico, per rimarcare l’importanza del proprio vicinato nella politica estera giapponese.

Potrebbe sorprendere, dunque, la decisione del neopremier di fissare le elezioni politiche al 31 ottobre, saltando il G20 di Roma del 30 e 31 ottobre. Ma dal punto di vista interno e regionale, la scelta ha completamente senso, come osserva ancora Casanova. “Le elezioni erano comunque in programma tra ottobre e novembre. Si stava speculando più sulle date del 7 o del 14 novembre. Kishida ha optato per il 31 ottobre, in anticipo rispetto alle previsioni. Questa decisione ha un aspetto di rilevanza interno e uno internazionale. Sul piano interno, è chiaro l’intento di cogliere l’attimo e approfittare della luna di miele tra nuovo esecutivo e approvazione popolare, tipicamente molto alta nelle primissime settimane dall’insediamento. Sul piano internazionale, il dato è che Kishida non sarà presente al G20 di Roma. Per il governo italiano, si tratta di un’occasione mancata per intessere rapporti con il nuovo esecutivo di Tokyo. Per il Giappone, questa scelta riflette la diversa importanza attribuita al G20 rispetto al G7, dove la Cina non c’è”.

Nel presentare il suo governo, Kishida ha promesso “un nuovo inizio, nel vero senso della parola”, esprimendo la volontà di “affrontare il futuro con forte determinazione”. Da Pechino il presidente cinese Xi Jinping ha inviato le sue congratulazioni. Nel messaggio, diffuso dal Quotidiano del Popolo, Xi ha citato le relazioni bilaterali tra Cina e Giappone sottolineando l’importanza di “rafforzare il dialogo e la comunicazione, la fiducia e la cooperazione reciproche”. Dal lato degli alleati, il più veloce a congratularsi è stato il premier britannico Boris Johnson, che su Twitter ha scritto: “il Giappone è uno dei nostri partner strategici più vicini, non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto sulle nostre priorità condivise”. Il mite Kishida, custode della terza economia più grande del mondo, sa di essere seduto nella regione geopolitica più calda del mondo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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