Chi è Lara Bombonati, la foreign fighter italiana condannata per terrorismo

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È stata condannata a due anni e otto mesi di carcere con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo e, dopo la scarcerazione, dovrà scontare un anno in comunità. Si tratta di Lara Bombonati, la giovane italiana fuggita in Siria per combattere a fianco all’Isis e arrestata nel giugno 2017: chi è la foreign fighter e qual è la sua storia?

Chi è Lara Bombonati

Nata a Milano e cresciuta a Garbagna, piccolo comune sulle colline vicino a Tortona, è una delle foreign fighter partite dall’Italia per entrare a far parte di una rete terroristica di matrice islamica. Nel 2012 si è unita in matrimonio a Francesco Cascio, un ragazzo trapanese con cui Lara ha cominciato il suo percorso di avvicinamento all’Islam e con cui, per un breve periodo, ha vissuto a Castellammare del Golfo, tra Palermo e Trapani.

Dopo le nozze con Cascio, la giovane ha cominciato a indossare il niqab e a pregare alla moschea di Tortona. La accompagnava il marito, che aveva iniziato a farsi chiamare Muhammad e che nel 2014 è partito per la Siria. Lei lo ha raggiunto due anni dopo, in un campo di addestramento, adducendo come scusa quella di visitare la Turchia per approfondire la conoscenza del Corano. Il 13 ottobre 2016 la famiglia di Lara ne ha denunciato la scomparsa alle forze dell’ordine. Nel gennaio 2017 la polizia turca l’ha espulsa dal Paese.

Era la notte tra il 22 e il 23 giugno 2017 quando gli agenti della Digos hanno eseguito l’arresto, poi convalidato, pochi giorni dopo, dal gip di Alessandria Tiziana Belgrano. Il fermo è avvenuto poco prima che la donna partisse per Bruxelles per incontrare l’uomo che avrebbe dovuto sposare in seconde nozze e che le avrebbe permesso di tornare in Siria. Dopo il fermo, è stata detenuta nel carcere delle Vallette di Torino.

Le parole dell’avvocato

Per l’avvocato Lorenzo Repetti, la storia non è finita qui e “presto Lara verrà scarcerata, perché non ci sono più le esigenze cautelari”. La donna “va curata“, ha continuato il legale, dal momento che i periti hanno accertato “disturbi di personalità tali per cui il posto ideale [per le sue esigenze, ndr] è una comunità idonea”.